Il Tirreno

la cerimonia in comune 

Un passo verso il futuro, diplomi di italiano e Haccp

Irene Rubino
Un passo verso il futuro, diplomi di italiano e Haccp

Il riconoscimento per una decina di ospiti di Casa Betania, in molti in fuga perché rischiavano la vita nei loro Paesi: «Ci piacerebbe lavorare qui»

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Padroneggiano già la lingua italiana e sono pronti a integrarsi nel mondo del lavoro. Una decina di ospiti di casa Betania hanno ricevuto i loro diplomi di italiano A2 e Haccp: il primo, obbligatorio per l’iscrizione alla terza media, l’ottenimento della patente di guida e il lavoro; il secondo indispensabile per lavorare nell’industria alimentare. Alla consegna degli attestati, avvenuta nella sala di rappresentanza di piazza 2 Giugno, sono presenti il presidente Bruno Lazzoni, la coordinatrice Giulia Severi e il presidente del consiglio comunale Michele Palma. E naturalmente loro, gli allievi: per la maggior parte provenienti dall’Africa, ciascuno con una storia di dolore e speranza da raccontare. Tra di loro c’è Victor Emeka, 37 anni, cristiano nigeriano. È arrivato in Italia il 28 gennaio del 2017. In Nigeria lavorava come meccanico in un’officina di ricambi. Ha lasciato il suo Paese perché spaventato dai macellai dei Fulani Herdsmen Terrorists (Fht): una sigla terroristica che Amnesty International e altre organizzazioni internazionali considerano terza fra le più pericolose organizzazioni al mondo, dopo l’Isis e Boko Haram. «Massacrano tutti – racconta Victor in ottimo italiano – non solo i cristiani, ma chiunque viva onestamente. Avrebbero ucciso anche me».

Così Victor è partito dalla Nigeria da solo, ha attraversato il deserto ed è arrivato in Libia. «Sono rimasto lì tre mesi. Lì è molto pericoloso, temevo che sarei morto». Allora si è imbarcato insieme ad altre centotrenta persone.

«Non tutti loro sono sopravvissuti – precisa – molti sono caduti in mare e annegati». I superstiti sono sbarcati a Lampedusa; Victor è rimasto in Sicilia per breve tempo, poi è stato inviato a Massa dove è stato accolto da casa Betania. È soddisfatto dei risultati che ha conseguito studiando: «Sono contento, ho preso due certificati impegnandomi molto. Ho avuto una brava maestra, Stella Volpi».

Il sogno di Victor è lavorare nel mondo dell’agricoltura; gli piacerebbe sposare una donna italiana e avere una famiglia numerosa: «Vorrei restare a Carrara, qui la gente mi piace. Sono stato accolto benissimo, anche in chiesa».

Anche Alex Iwedek viene dalla Nigeria: anche lui è di fede cristiana, ha 30 anni ed è un vero e proprio studente modello. Nel suo Paese ha lavorato come agricoltore e come impiegato presso un’azienda produttrice di birra. «Io sono scappato da Boko Haram: volevano ucciderci perché volevano i nostri soldi», racconta.

Tanto basta per finire in una sorta di lista di proscrizione, come chi si rifiuta di pagare il pizzo a un mafioso. Per sfuggire al massacro Alex è partito per la Libia, dove è rimasto per tre mesi in un clima di terrore: «Non vedevo l’ora di andar via, poi sono partito. Sono stato in mare per tre giorni senza mangiare, senza bere».

Lui e altre cento persone tra uomini, donne e bambini sono stati soccorsi in mare e scortati fino a Lampedusa. Qui Alex ha sostato brevemente, prima di essere trasferito a Massa e passare a casa Betania. Alex parla bene l’inglese, l’Ibo, la sua lingua, e l’italiano, come Victor. Anche a lui piacerebbe aprire un’impresa agricola. Purtroppo né lui né Victor potranno lavorare, per il momento: sono ancora in attesa di risposta alla richiesta di asilo politico e dunque privi di permesso di soggiorno. Per il momento si dedicheranno al volontariato. —

Irene Rubino

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web