Sicurezza
Occupazione suolo pubblico, in centro storico è il salasso
Confcommercio: settore già in fortissima crisi, così non regge e rischia il collasso Sindaco e Baratta: le agevolazioni non si giustificavano più, e molti pagano meno
La medaglia ha sempre due facce. E questa volta non fa eccezione. Così se l’amministrazione spiega che l’aumento della tassa per l’occupazione del suolo pubblico non c’è stato, gli esercenti del centro, che il bollettino se lo sono visto recapitare nei giorni scorsi, assicurano che quell’aumento c’è eccome. Perché qualcuno, che fino allo scorso anno ha pagato per l’occupazione circa 900 euro nell’arco dei 12 mesi, adesso dovrà sborsarne oltre 3.000. Un bel cambiamento.
E, in tempo di crisi e fondi sfitti - rincarano gli esercenti - tirare avanti la baracca diventa davvero dura.
Il sindaco Francesco Persiani assicura che l’incremento non c’è stato perché - gli fa eco Pierlio Baratta, assessore al bilancio - il gettito complessivo non è cambiato. Insomma, dalla tassa per l’occupazione del suolo pubblico - per parafrasare gli amministratori - non arrivano più soldi in via Porta Fabbrica. Stessa entrata, ma tariffa rimodulata. Ebbene sì perché negli anni in cui il centro storico ha fatti i conti con i lavori per la pedonalizzazione delle piazze, gli esercenti che in centro lavorano, con tanto di dehors, hanno potuto contare su una agevolazione. E quell’agevolazione la giunta Persiani non la applica più e non lo fa - motiva Baratta - «perché sono venuti meno i presupposti di legge per la sua applicazione temporanea (vale a dire: i lavori sono belli e finiti ndr)». Questione di legge, ma anche - prosegue l’assessore - «di equità. Considerato che l’entrata complessiva dalla tassa sull’occupazione del suolo pubblico per il Comune non è cambiata, significa che la rimodulazione ha fatto sì che molti paghino meno. A fronte di 12 attività che pagano di più (perché è venuta meno l’agevolazione ndr), 86 pagano meno».
Sergio Chericoni, presidente di Confartigianato, ammette che i bollettini per il pagamento del suolo pubblico si fanno sentire eccome, peraltro su un settore già messo a dura prova: «Forse l’amministrazione avrebbe dovuto valutare l’ipotesi di graduare l’aumento nell’arco di 4 o 5 anni. In centro - si affida ai numeri - ci sono 72 fondi sfitti, gli esercenti non sono certo una categoria che fa soldi: in piena contrazione dei consumi, spesso faticano ad arrivare a fine mese».
Confcommercio è già passata alla fase B: ha convocato due incontri, ha preso carta e penna e ha steso un documento. Poi ha bussato alle porte del Comune e chiesto un incontro al sindaco: «Il costo del suolo pubblico - a fare il punto è il presidente Giuseppe Pieretti- è raddoppiato, quadruplicato per chi ha dehors senza considerare che in molti casi, per questioni igienico sanitarie, quelle strutture sono indispensabili. Non dimentichiamo inoltre - prosegue Pieretti - che ancora non esiste un piano che i dehors li disciplini. L’amministrazione, in campagna elettorale, ha promesso di sostenere i settori commerciale e turistico. Contiamo, quindi, che le tariffe per l’occupazione del suolo pubblico, vengano riviste: c’è chi pagava 900 euro l’anno e adesso ne paga oltre 3.000. Non si possono riversare tasse su chi lavora, considerata anche la pesantissima depressione commerciale della città. Un bar del centro di Lucca - Pieretti si affida al confronto - paga tasse equivalenti a quelle che paga un collega di Massa, ma le entrate sono ben diverse. Nella città delle mura in media l’incasso annuo è tra i 600 e gli 800.000 euro. A Massa non supera i 200.000. Deve essere perseguito l’obbiettivo dell’equità tra tasse pagate e fatturati». Perché il rischio - secondo il presidente di Confcommercio - è che il settore, già ko, arrivi al tracollo: «Quattro attività in centro hanno manifestato la volontà di togliere i dehors, non sono in grado di sostenere i costi. Due di quelle attività hanno in programma di chiudere entro l’anno».
Vero che per il centro storico era stata prevista una agevolazione temporanea per i lavori nelle piazze, altrettanto vero - aggiunge Pieretti - «che questo non è un momento in cui il settore può reggere una tariffa pesante. Come Confcommercio - e va al nocciolo - chiediamo all’amministrazione di ridurre la tassa a tutti gli esercenti, alla luce delle difficilissime condizioni del settore».
Il sindaco da parte sua, assicura che la volontà di vessare non c’è: «La rimodulazione, ha alleggerito la tariffa alla maggior parte degli esercenti. È evidente che chi ha avuto riduzioni non alzi al voce e non si faccia sentire. In ogni caso prendo atto delle proposte fatte, ci confronteremo con gli esercenti, vogliamo un incontro con le categorie e prenderemo in considerazione le proposte formulate per la definizione della tariffa il prossimo anno». —
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