Il Tirreno

Ambiente e inquinamento

Massa, riaffiora l'incubo Farmoplant: i veleni nell’acqua come trent’anni fa

Libero Red Dolce
Massa, riaffiora l'incubo Farmoplant: i veleni nell’acqua come trent’anni fa

Le analisi del ministero dell'Ambiente evidenziano sforamenti molto consistenti di metalli e idrocarburi, anche oltre mille volte i valori consentiti

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MASSA CARRARA. Sono passati più di trent’anni dalla dismissione dell’industria chimica in provincia, 31 dal disastro Farmoplant, dalle esplosioni, gli incendi, dalla nube di fumo che fece fuggire migliaia di persone dalla città, dalla Versilia, ma i veleni ancora sguazzano, è il caso di dirlo, nella falda acquifera nell’area industriale di Massa Carrara. Superamenti dei valori diffusi su tutto il territorio, in alcuni casi con dati oltre mille volte superiori i valori limite stabiliti dalle norme in materia ambientale. Acqua che scorre, piena di veleni, dove i cittadini vivono e lavorano.

Sono i primi dati delle analisi effettuati dalla Sogesid, società in house del ministero, che li ha effettuati su 260 pozzi sparsi su un’area che va dal Carrione al Frigido, per un totale di quasi 16 chilometri quadrati. Dati che le autorità, Regione e Comune, avevano intenzione di divulgare alla cittadinanza in una conferenza stampa dopo le elezioni europee, ma Arpat è stata costretta ad anticipare i risultati dei suoi campionamenti proprio anche grazie alla notizia data dal Tirreno. Che anticipiamo, seppur parzialmente, con 45 punti analizzati dalla spa di Stato. Non tutti, ma abbastanza per poter definire allarmante, forse con un eufemismo, la situazione della falda acquifera.

MAPPA: LE ZONE DI CAMPIONAMENTO

(Qui i tutti i dati rilevati da Arpat)

Procediamo con ordine e andiamo ad analizzare parte della documentazione prodotta da Sogesid, da qualche tempo nella disponibilità di Arpat, Regione e Comune. Si prenda il caso di alcuni pozzi controllati in via Frassina, dove il solvente tetracloroetilene supera di diverse volte i limiti imposti

E non si tratta dello sforamento più clamoroso. Si veda ad esempio l’analisi sui pozzi in viale Zaccagna, in prossimità di due importanti impianti lavorativi come la Tws Automation e l’Apuana Ambiente. Impressionante nel primo caso il superamento di Manganese e Ferro nelle acque, rispettivamente 1322 e 937 microgrammi per litro. Le norme fissano i valori massimi come pari o inferiori a 200. Superamenti più modesti, se così vogliamo dire, nel secondo pozzo (311 manganese e 319 ferro), ma valori notevolissimi, per eccesso, degli idrocarburi totali: 1700 microgrammi per litro. La soglia fissata stabilisce di non superare i 350microgrammi. Nel pozzo che per comodità chiameremo Tws Automation il valore arriva addirittura a 4100 microgrammi per litro.

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Continuando su viale Zaccagna i tecnici della Sogesid hanno analizzato anche un pozzo che si trova vicino agli impianti della Gaspari Menotti. Qui si registrano sforamenti  del Manganese, ma soprattutto del Ferro (superiore a 900 microgrammi). Alcuni di questi metalli, come manganese, ferro, e zinco sono micronutrienti essenziali: sono cioè essenziali per le vita nelle giuste concentrazioni, ma se in eccesso questi prodotti chimici possono essere tossici. Basse esposizioni croniche ai metalli pesanti possono avere seri effetti sulla salute a lungo termine.

Ci fermiamo qui, ma si potrebbe andare avanti ancora a lungo. La diffusione di vari inquinanti su tutto il territorio pone una serie di interrogativi e un’affermazione. Cosa comporta l’esposizione a questo cocktail di sostanze? Si pone anche un problema di sicurezza sul lavoro, visto che insistono su aree dove ci sono aziende attive e funzionanti? Dovranno essere presi provvedimenti, come la chiusura dei pozzi, peraltro già ordinata in passato? È tempo che le autorità si prendano in carico uno studio epidemiologico sulla popolazione. Non si può più aspettare. Poi via alle bonifiche, definitive e il più possibile rapide. 

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