Il Tirreno

il personaggio 

La continua ricerca di Campus un “giovanotto” di novant’anni

Paolo Cucurnia
Giovanni Campus, a destra nella foto, con il ristoratore mecenate dell'arte Mario Guelfi (Ciccio)
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Giovanni Campus, a destra nella foto, con il ristoratore mecenate dell'arte Mario Guelfi (Ciccio)

Vive tra Milano e Bocca di Magra, nella sua arte le meditazioni sulle grandi domande e sul tempo

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Paolo Cucurnia, esperto d’arte, ha tracciato un profilo di un importante artista contemporaneo, Giovanni Capus, che abita tra Milano e Bocca di Magra.

Giovanni Campus è un “giovanotto” di novant’anni che attraverso l’arte si occupa del problema esistenziale dell’umanità. I suoi lavori, quadri, sculture, istallazioni, argomentano sul perché dell’esistenza umana e sulla sue finalità. Essi confinano e sconfinano, inevitabilmente, negli stessi temi trattati dagli astrofisici e dagli scienziati atomici. Il terreno della fisica a questi livelli e soprattutto quello della meccanica quantistica è pericolosamente contiguo con quello della metafisica e spesso in esso sconfina. Il merito di Campus è di trattare il tema col piglio del filosofo che propone alla scienza i quesiti con la forza della sua Arte.

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Campus esordisce come pittore figurativo nel 1960, ma scrive anche poesie, ha il suo “Buen Retiro” a Bocca di Magra e da queste parti, a Marina di Carrara, ha preso moglie: Eva Telara. Nel corso del nostro incontro al Garden di Bocca di Magra dallo splendido anfitrione Mario Guelfi (Ciccio), esponendoci la filosofia dei suoi lavori, dice che il suo modello era Leonardo da Vinci. Come il Genio rinascimentale, che insaziabilmente speculava a tutto campo, Campus studia le teorie ultramoderne sul “tempo” in relazione alle ricerche filosofiche, matematiche e scientifiche sulla natura umana e del suo fine ultimo, se mai ci fosse, che l’attende.

La frequentazione dei critici e degli artisti, come Maino Dada, più in vista del secolo passato, recensori del calibro di Giuseppe Appella, Giulio Carlo Argan, Germano Beringheli, Luciano Inga Pin, Aldo Passoni, lo indussero a compiere, nel ’68, il grande passo ed a seguire, servendola a tempo pieno, l’arte. Erano i tempi del ristorante a Brera, da Dina, che si faceva pagare dagli spregiudicati “Bohemiens” in quadri che le consentirono, poi, di comprarsi l’intero piano di un palazzo a Milano. La contiguità di quei cenacoli dove fervevano e circolavano idee nuove e di punta, più i modelli che s’era dato spinsero Giovanni Campus ad una ricerca a tutto campo, forte anche del retroterra culturale classico della giovinezza.

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La conoscenza e l’amore per i grandi filosofi antichi lo ha avvezzo alla pratica della profonda speculazione e a non dar mai nulla per scontato. Nelle sue opere c’è una continua tensione alla ricerca del principio “Antropico”, come dicono gli scienziati. Il quesito, lo ripetiamo, che da millenni, l’uomo comune si pone come problema della propria esistenza: “Perché sono qui, da dove vengo, dove vado?”. Campus già dal titolo delle sue opere, sculture o quadri, questa domanda se la pone sempre ed intensamente: “Tempo in processo. Rapporti, misure”… Le linee che caratterizzano i suoi lavori sono “vettori” matematici che visualizzano, come il filo delle Parche, l’ordito della vita che scorre e s’annulla e… poi riprende in una sorta di resurrezione. Quest’ultima non è un’idea strampalata ed è oggetto di seri studi da parte di autorevoli scienziati soprattutto fisici quantistici, tra i quali spicca il Genio del compianto Stephen Hawking.

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A dar retta alle loro teorie, questa “nuova vita” avverrebbe allorché l’Universo finirà di espandersi e si contrarrà riempito dalla nostra intelligenza; anche da quella artificiale. Il tempo, allora, invertirà la sua freccia e riavranno la vita (questa o su un altro livello?) le “anime” del passato e l’intelligenza stessa gestirà un Paradiso per i buoni ed un inferno per i cattivi. Giovanni Campus traduce queste teorie e ce le sottopone in Arte.

Partendo dai classici, Giovanni Campus è arrivato a questi concetti ultramoderni che illustra, nelle opere sue con un coraggio ed una spregiudicatezza che è solo dei Grandi Illuminati. Li indaga con la pionieristica arditezza della sua Arte. «La mia è una ricerca continua», conclude. Forse è quella che lo mantiene giovane.

Nato ad Olbia nel 1929, Giovanni Campus ha frequentato gli studi classici al liceo Leopardi di Genova e d’Arte a Livorno all’Accademia di Belle Arti “Trossi Uberti”. Vive a Milano, ma è passato per Roma, Parigi e New York: praticamente capisaldi delle avanguardie dell’Arte. Giovanni Campus ha esposto in tutto il mondo: anni 60-80 Parigi. Anni 80-90 New-York, Buenos Aires, Francoforte, Milano, Roma, Cagliari, Genova; 2011 Padiglione italiano Biennale di Venezia. Sue sculture sono a: Milano, Olbia, Brescia, Cagliari, Mantova, Bocca di Magra. Ha in preparazione altre importanti installazioni, una destinata nuovamente in Sardegna, a Cagliari. —

Paolo Cucurnia


 

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