Sicurezza
Don Ezio: tutte queste persone significano davvero qualcosa
CARRARA. Don Ezio Gigli in parroco della chiesa di piazza Menconi indossa una camicia azzurra e arriva incuriosito davanti alla gente infila per il biglietto.
«Don ma questa camicia l’ha messa per la Carrarese?» Gli domandiamo.
«No, è un caso e devo ammettere che non sono mai stato allo stadio, ma ci sarà pur sempre una prima volta», risponde scherzando il parrocco della Sacra Famiglia.
Poi si gira a guardare il cordone di persone, una attaccata all’altra che arriva fino alla strada. Allora si fa serio e dice.
«Certo che vedere tutta questa gente in coda, tutto questo entusiasmo non è cosa da tutti i giorni - dice - Un significato devo pur averlo, forse un significato su cui un po’ tutti dovremmo riflettere» conclude don Ezio prima di tornare verso la Chiesa.
Il serpentone si fa, intanto, sempre più lungo.
Davanti a tutte le prevendite, da Carrara a Marina, è la stessa scena. Cambiano i luoghi, la gente è sempre tantissima.
«Ma questa storia del maxi schermo poi proprio non ci va giù - dicono i tifosi in via Venezia, con il biglietto in mano - Perché il sindaco non ci ha pensato le prime partite, quando con lo stadio inagibile ci è toccato stare fuori? Per quelle gare perché non ha pensato al maxi schermo?» E qualcuno incalza: «Ma che maxi schermo, noi vogliamo entrare allo stadio! Perché non ha firmato la deroga?» E se nella mattinata a vincere è l’entusiasmo per la Carrarese e il suo straordinario cammino, nel pomeriggio il sentimento che prevale è la rabbia. E la delusione. Perchè in molti non sono riusciti ad accaparrarsi uno dei 1.250 biglietti. E sui social è un fiorire di post. Post pieni di rabbia. E di delusione. «Ci hanno umiliato, nel giorno più importante costretti a stare fuori»: il post di Vittorio fa il pieno di like. —
A.V.
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