Lavoratori ex Pignone, in 4 accettano la proposta di Bhge
Incontro in Comune per fare il punto sull’offerta della multinazionale. Pagheranno il 20% del dovuto, gli altri aspettano l’incontro con Enrico Rossi e resistono
MASSA-CARRARA. "Per dignità non accettiamo la proposta", "Siamo sempre stati solo dei numeri per loro", "Sono arroganti". Commentano con queste parole quasi tutti gli ex operai delNuova Pignone ora in pensione, o almeno quelli che si sono presentati alla riunione svoltasi assieme al loro avvocato Nicoletta Cervia, per decidere se accettare o meno la proposta della multinazionale. Quasi tutti rifiutano con forza, ma non tutti perché 4 di loro, su una decina di presenti, hanno invece deciso di accettare l’offerta. Facciamo un passo indietro: in base alla sentenza d’Appello confermata in Cassazione, non è stato loro riconosciuto il danno morale (mentre il danno biologico, per chi si è ammalato e quindi ha visto il mesotelioma pleurico manifestarsi, è stato riconosciuto).
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Il danno morale è il danno psicologico derivante dallo stato d’animo in cui si trova chi si è esposto all’amianto durante l’attività lavorativa e teme che la malattia si manifesti da un momento all’altro: «Tutti noi siamo bombe a orologeria: io non dormo la notte» dice Angelo Bertocchi, uno tra i primi a mobilitarsi 15 anni fa, quando cominciarono ad ammalarsi e poi a morire i primi colleghi. Gli operai sarebbero quindi tenuti a pagare la cifra di 95.000 euro per rifondere la multinazionale delle spese processuali e questi 95.000 euro sarebbero da dividersi tra le 21 parti ricorrenti, in quote che variano a seconda del diverso percorso legale affrontato (85 parti civili distribuite tra circa 8 cause distinte), ma più o meno si tratterebbe di quote di 4.000 euro a testa. Parliamo al condizionale e diciamo sarebbero, perché la multinazionale a seguito dell’incontro avvenuto l’8 maggio scorso con gli ex dipendenti, offre loro di pagare il 20% del dovuto, che gli ex operai dovrebbero versare in due rate ad associazioni di ricerca.
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L’offerta aveva un termine che scadeva stamani,venerdì 17 maggio, nonostante l’avvocato Cervia abbia per il 3 giugno appuntamento con il Presidente della Regione Enrico Rossi, il quale si era detto disponibile ad aiutare la transazione.Tra i 10 presenti sui 21 coinvolti, ma con 3 assenti giustificati perché ricoverati in ospedale e uno di loro, dicono gli ex colleghi, aveva proprio in giornata la biopsia, tutti sono d’accordo nel considerare il gesto della multinazionale un affronto: «Così fanno pure la figura dei benefattori - commentano amaramente - Si vogliono ricostruire una verginità», «Pensiamo alle persone che sono morte e che sono malate, non pensiamo solo al denaro! Paghiamo questi 5.000 euro! Rischiamo!» spronano altri. Infatti ormai la questione è diventata un gioco psicologico, per fare pressione sulla multinazionale attraverso l’opinione pubblica affinché concedano un accordo privato, una moratoria, e risarciscano i danni morali per tutte le cause in essere e quelle concluse, rinunciando anche a quelle spese che devono essere pagate per via della legge cambiata con il governo Renzi, la quale non permette più la compensazione.
«Abbiamo il sistema contro, non possiamo fare i Don Chischotte!- infatti replica qualcun altro proseguendo-io ritengo di avere ragione perché non mi è stato riconosciuto un diritto, tant’è che sono andato in pensione 5 anni prima proprio perché lo Stato mi ha riconosciuto l’esposizione all’amianto ma il signor Renzi con il suo Ministro ha cambiato la legge e non possiamo più fare niente».Così lui e altri 3 si sfilano. Altri incalzano e propongono di rivolgersi a programmi televisivi. Un altro prende il telefono in mano e chiama Paolo Ruggeri, il Vicepresidente della multinazionale, per chiedergli una proroga in vista dell’incontro con Rossi tra qualche settimana: risponde l’assistente che gli assicura che verrà richiamato al più presto.
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