Gioco
Addio di Giubilaro in stile convention Anche ex indagati vanno a salutarlo
Il procuratore uscente: «Se ho sbagliato chiedo scusa» Il governatore Rossi: ho apprezzato il suo rigore
Aldo Giubilaro va in pensione e fa una festa. Dici: sarà una sbicchierata, un brindisi veloce tra colleghi. Invece è molto di più. E di diverso. È un evento in grande con tanto di mega buffet e politici, posti a sedere finiti in un battibaleno e decine di persone in piedi.
Un gioco di ruolo con la Procura che chiede ospitalità al tribunale e l’aula di corte di assise che, come una sala da convention, ospita il banchetto. Trascendere dal ruolo, rappresentarne un altro. Persona e personaggio.
Aldo Giubilaro, procuratore capo per 8 anni, nel giorno in cui festeggia il pensionamento, saluta e abbraccia Enrico Rossi: al governatore della Toscana ha fatto le pulci per lo scandalo Asl e per quello scandalo l’ha pure indagato, ma ieri è proprio Rossi ad aprire la mattinata in onore del procuratore, è lui a ringraziarlo «per il rigore quando ha indagato anche su di me e per essersi esposto quando ha chiesto l’archiviazione». Giubilaro che quando Rossi lo incontrò «gli offrì pasticcini e lo fa ancora». Sì perché mentre il presidente impugna il microfono e saluta il procuratore, dietro le sue spalle, sotto la grande scritta “La Legge è uguale per tutti” campeggia un banchetto degno di Lucullo, che porta la firma dell’’alberghiero. Rossi ringrazia e non soltanto per le vicende personali, ma per la «l’ottima collaborazione tra Regione e Procura - e qui le istituzioni tornano in campo - sul tema delle morti sul lavoro e della tutela ambientale. L’escavazione deve conciliarsi con il rispetto per l’ambiente. Spero che la collaborazione prosegua perché nel 2020 - sottolinea Rossi - non mi ricandido». Sono tanti in aula, tanti e diversi: a salutare Giubilaro, in prima fila, accanto a sindaci e politici, c’è anche Riccardo Corredi, il re dei materassi.
Oltre i ruoli e gli schieramenti, così a Rossi, al microfono, segue Massimo Mallegni, senatore forzista «che così tanta gente in un’aula di giustizia - ironizza - non l’ha vista neppure quando l’imputato era lui». Oltre gli schieramenti perché - spiega l’azzurro - «Giubilaro è stato imparziale, ha agito nell’interesse della collettività». Procuratore di cui tutti - presidente Lorenzetti e sindaci De Pasquale e Persiani in primis - sottolineano l’umanità. Ed è la dimensione umana che il procuratore, commosso quasi alle lacrime, sceglie di far emergere. Lui che non pensa «di essere stato né eccezionale, né imbecille», persona «normale, che ha fatto buone cose e cose sbagliate. E se ha sbagliato chiede scusa. Prima di tutto sono stato magistrato. La toga non è un cencio».
Scuse, un’infinità di ringraziamenti e una stoccatina alla città: lui alla festa amici e colleghi li ha invitati con una lettera dal tono sarcastico: «La stessa scritta a Firenze dove nessuno (diversamente da qui ndr) ha letto notazioni malevole. Non mi permetterei mai di offendere. Forse Firenze ha un’altra apertura mentale». Stoccatina e grazie alle decine e decine di persone in aula, agli amici, alle forze dell’ordine, ai colleghi che lascia a Massa: «La città dovrebbe essere loro grata per quello che fanno». Quella città, Massa, che lo ha accolto, in cui «ha incontrato qualche cialtrone e miserabili, ma soprattutto belle persone». Grazie al Minuto, scuola del figlio «dove gli insegnanti aiutano a crescere», all’Accademia , alla fondazione Cassa di risparmio. A Enrico Bogazzi, con cui ha «avuto incontri scomodi», per poi apprezzarlo molto. A Giovanni Costantino, presidente ex Nca, all’imprenditore Franco Barattini. I saluti, l’ammissione che «andare fa male, ma una sorta di saturazione mentale era arrivata» e il pensiero ai giovani: «Avevo 20 anni, mi sono distratto e me ne sono ritrovato 70. Gli anni spendeteli bene». —
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