Sicurezza
«Mio figlio mi ha picchiata», ma viene smentita
Lo porta in tribunale per lesioni, c’è anche un referto del pronto soccorso: i testimoni rivelano che la ferita era precedente
MASSA. Racconta agli inquirenti che una mattina, durante l’ennesima lite col figlio per questioni di eredità che li hanno già portati in tribunale, lui l’abbia aggredita con il manico di una scopa, sbattendogliela con violenza sul naso. E rompendoglielo. E lo porta in tribunale con l’accusa di lesioni. Il giudice Fulvio Biasotti ha deciso che, anche sulla base delle testimonianze raccolte, il figlio non è mai stato protagonista di quell’aggressione. Assolvendolo. I fatti contestati all’imputato risalgono a qualche an no prima e vedono ancora una volta contrapposti madre e figlio. Ancora una volta, sì, perché il rapporto tra i due è burrascoso. Litigano spesso, il legame che li univa si è incrinato anche e soprattutto per via di una serie di questioni legate ad eredità mai risolte tra i due. Le posizioni non si attenuano e non passa volta che i due, incontrandosi, non se ne dicano di tutti i colori.
Per le faccende ereditarie si sono anche rivolti alla giustizia civile, prendendo la via legale per risolvere un contenzioso che sembra impossibile da sciogliere. In mezzo c’è anche la storia di una casa, dove la donna abita, e della quale non sarebbe proprietaria che per un quarto. In quella casa però il figlio si reca una mattina. Entra, sono soli in casa. Quando la madre uscirà, da sola e qualche ora dopo, sarà un’ambulanza a recuperarla in direzione del pronto soccorso.
Lì in effetti, come ha ricordato la pm Debora Bracco nella sua requisitoria ieri in aula, il medico stende un referto che attesta la presenza di ferite sul viso della donna. Si parla di tumefazione al volto evidente, alla piramide nasale e allo zigomo destro. Lei sostiene che sia stato il figlio col manico della scopa ad averla picchiata. E parte la denuncia. Nelle varie udienze si susseguono una serie di testimoni e qualcosa nel racconto della signora comincia a scricchiolare. Non tornano le date: lei sostiene di essere andata in pronto soccorso poche ore dopo l’incontro, nel referto l’ingresso è invece segnalato quasi quattro ore dopo.
C’è poi un fabbro, testimone della difesa, che racconta di avere incontrato la donna per strada, smarrita, prima del faccia a faccia col figlio. Lei gli racconta di essere caduta sul cancello, rompendo la chiave. Una caduta di faccia e infatti l’uomo ricorda una ferita al naso. E di ferita antecedente parla anche un amico del teste. La pm chiede 10 mesi, ma alla fine il giudice ha ritenuto di assolvere il figlio per la questione. —
Libero Red Dolce
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