Il Tirreno

verso l’estate: quello che non va 

Spiaggetta all’ex Torino, l’odissea continua: dopo le analisi del 2018, ancora tutto fermo

Chiara Sillicani
Spiaggetta all’ex Torino, l’odissea continua: dopo le analisi del 2018, ancora tutto fermo

Rimangono recinzioni, divieti di balneazione e di accesso. Arpat risponde ai cittadini: il progetto di intervento in fase di stesura

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MASSA. Il sogno è riconquistarsi le colonie, vederle tornare, se non allo splendore, almeno alla dignità. Ma se per realizzare quel sogno - ormai è ben chiaro - servono anni, residenti e turisti almeno contavano di godersi nuovamente il sole nella spiaggetta di fronte alla ex Torino. Speravano di poter dire addio a recinzioni metalliche e reti arancioni per stendere teli e piantare ombrelloni. Invece nulla: quel tratto di costa rimane off limits. Anche questa estate. Monumento al degrado.

Gli ultimi passi avanti - almeno quelli noti - risalgono al giugno 2018 quando la Sogesid, società del ministero dell’ambiente, ha comunicato gli esiti delle indagini chimiche che ha svolto nel febbraio precedente. I residenti, per saperne di più, bussano alle porte di Arpat. A prendere carta e penna e a scrivere all’agenzia regionale per la protezione ambientale, a nome del gruppo di concittadini, è Luca Iacopetti. Nei giorni scorsi la risposta: Arpat ripercorre l’intera vicenda, dal 2008 ad oggi e spiega che «Sogesid spa ha svolto le indagini chimiche e merceologiche nel febbraio 2018 relazionandone gli esiti nel mese di giugno 2018. È in fase di stesura il progetto di intervento definitivo di sistemazione».

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Insomma il progetto è in fieri, ma reti e recinzioni rimangono: anche l’estate 2019 sarà all’insegna dei divieti. Eppure, quando scattarono i campionamenti nel febbraio 2018, l’obiettivo era tornare a tintarelle e bagni davanti alla ex Torino nell’estate dello stesso anno. Obbiettivo non centrato. Neppure questa estate.

I problemi di quel tratto di litorale sono vecchi di decenni e non ancora risolti. Trent’anni fa qualcuno realizza in quella spiaggia libera un terrapieno gettando di tutto e di più. Nel “piazzale” finiscono anche mattoni e residui della lavorazione del marmo. Ma sono tempi d’oro, la sabbia è tanta: nasconde quello che ci sta sotto. La natura, però, cambia le carte in tavola: si porta via i granelli che ha “regalato” e rivela cosa si nasconde sotto. È il 2008 quando l’area finisce sotto sequestro (a disporlo è la Finanza). Nella primavera del 2009 (dopo il dissequestro) il Comune, con il supporto di Asmiu, fa un intervento di pulizia. Non risolutivo, però.

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Così quando il mare torna ad erodere, riemergono mattoni, piastrelle, cemento. Siamo nel 2014 e la Capitaneria, a garanzia della sicurezza pubblica, impone la delimitazione dell’area. Addio anche ai bagni: non è escluso che i “rifiuti” siano finiti sotto il livello dell’acqua. Palazzo civico esegue: rete arancione per circa 150 metri e divieti di accesso e di balneazione. L’area è all’interno del Ssito di interesse regionale: a sbloccare la situazione è un accordo di programma tra Ministero all’ambiente, Regione, Comune e Sogesid, società in house del Ministero. Grazie a quell’accordo e ai 3 milioni messi sul tavolo, l’empasse è superato. Fino all’avvio dei carotaggi nel febbraio 2018. Ora i cittadini chiedono la svolta e non solo perchè vogliono tornare a fruire di quella spiaggia, ma perchè reti e recinzioni - spiegano - sono il peggior biglietto da visita per i turisti. —
 

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