Il Tirreno

Creiamo un distretto del Design, facciamo parlare di Carrara nel mondo

Massimo Braglia
Creiamo un distretto del Design, facciamo parlare di Carrara nel mondo

Le prospettive: l’intervista al pesidente di Imm Carrarafiere Fabio Felici 

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Carrara torni a pensare in grande. È questo il leit motiv delle interviste già pubblicate a Fabio Cristelli e Frank Breidenbruch, Giancarlo Casani, Francesca Nicoli. Oggi sulle prospettive della città e del territorio sentiamo Fabio Felici, presidente di Imm Carrarafiere.

A suo avviso quale la possibilità per Carrara di tornare protagonista nell'arte e nei circuiti del turismo artistico?

«Personalmente riterrei più corretto pensare in grande a 360° gradi e quindi lavorare per attrarre quello che definirei il “turismo culturale”. Normalmente per turismo culturale si intende quel particolare tipo di turismo che trova nel soddisfacimento di un bisogno di conoscenza, oltre che di svago, le ragioni del viaggio e si indica come tale ogni forma di spostamento motivata dalla volontà di conoscere e approfondire la storia, l’arte, l’identità, la vita di un determinato luogo o gruppo etnico attraverso l’immedesimazione con la sua cultura. In antitesi quindi con un turismo “mordi e fuggi”, il turismo culturale è sicuramente il viaggio finalizzato alla fruizione di beni culturali, alla partecipazione ad un evento (festival, mostre ed esposizioni, ecc.) o a qualche forma di spettacolo (teatri, concerti e spettacoli all’aperto, rappresentazioni ecc.). In quest’ottica occorre valorizzare e mettere a sistema quello che abbiamo: l'Accademia di Belle Arti, la scuola del marmo, la cultura del materiale, la tecnologia migliore al mondo e tutto ciò che occorre per creare un terreno fertile per la nascita di giovani designer, artisti, programmatori e startup innovative legate al mondo del design con il marmo. Perché non creare, ad esempio, un vero e proprio distretto del Design? Un corso specifico in Accademia e una politica di agevolazioni che consenta ai giovani designer di fermarsi a Carrara e aprire il proprio laboratorio. Anche questo potrebbe aiutare a far parlare di sé Carrara nel mondo. Comunque sia è l’identità riconosciuta che ti dà la visibilità e, per veicolarla e promozionarla, avere grandi eventi che ti possano dare il “titolo” è comunque importante».

Simposi e biennali portavano grande visibilità come anche adesso White Carrara Downtown. Ma poi? Come fare a trovare continuità?

«I tempi moderni ci obbligano a cambiare modalità di comunicazione e a sviluppare nuove forme di attrattività nei confronti del pubblico che vogliamo attirare. Gli eventi sono lo specchio dei tempi, quello che funziona oggi non è detto che funzioni anche domani. Carrara ha bisogno di vivere non solo durante gli eventi bensì per dodici mesi all'anno. Credo che Carrara debba valorizzare le sue eccellenze e lo debba fare grazie alla creazione di quello che gli esperti di marketing territoriale chiamano “storytelling”. Chi viene in visita a Carrara deve poter entrare in contatto con i suoi abitanti, i suoi artisti, i suoi laboratori, gli studenti dell’Accademia e le molte associazioni culturali che lavorano sul territorio con passione e dedizione. Deve vivere un’esperienza. E’ questa infatti la filosofia che sta alla base di White Carrara Downtown e che è risultata vincente per la nascita e sviluppo della “destinazione Carrara”: le riviste e i siti più importanti di turismo, viaggi, lifestyle e cultura hanno parlato di Carrara, il Touring Club ha dedicato la copertina di Settembre alla città. Questa città ha bisogno di guardare al futuro e non al passato, valorizzando la storia, la cultura e le tradizioni locali in chiave moderna per attrarre un pubblico specifico capace di apprezzare la bellezza e la varietà di esperienze che la città può offrire. In un suo recente libro, “L’età dell’erranza”, il prof. Domenico De Masi ha delineato un’interessante analisi dello scenario turistico dei prossimi anni e ha raccolto dati e pareri di esperti per cogliere le sfide che il paese dovrà affrontare per continuare a essere «il Belpaese», guardando al turismo per quello che è e che sarà: la più grande industria del mondo. Dalla sua interessante analisi risulta che il turista cerca un’esperienza e che creare un’esperienza per questo tipo di turista richiede il coinvolgimento di tutta la collettività: dal tassista, al farmacista, dal giornalaio, alla struttura ricettiva. Il turismo del futuro sarà sempre più personalizzato, “customizzato”, sempre più esperienziale, più etico e sostenibile. E’ necessario far sapere ad un pubblico specifico cosa si può fare a Carrara e quale esperienza si può vivere. Citando il Prof. Masi il turismo che dobbiamo attrarre è quello luxury. Ma attenzione, il turismo di lusso non è solo quello dei miliardari e dei Vip, che si concentra spesso in alcune aree, con proposte di vacanza progettati appositamente per persone molto ricche (estrema privacy e protezione dai giornalisti inclusi). Esiste anche un tipo di turismo luxury diverso, che è più interessante e sul quale bisognerebbe investire. Si tratta di un “lusso” più moderato e strettamente legato alla cultura. Questo tipo di turista è benestante e colto, amante dei viaggi e consapevole. Cosa cerca questo tipo di turista? Un’esperienza completa, merce rara e preziosissima. Ma anche la genuinità dei rapporti e non la sofisticazione, l’accoglienza cordiale ma non insistente. Da quello che abbiamo constatato noi lo scorso anno, chi è venuto a Carrara (invitato da Imm) ha vissuto un’esperienza unica e personalizzata che ha lasciato un segno indelebile. Carrara ha tutte le carte in regola per valorizzare l’unicità delle risorse e la naturale vocazione turistica del territorio e per creare un vero progetto turistico in grado di innescare un processo che si autoalimenti grazie alla sinergia di tutti gli attori locali messi a sistema».

Cristelli suggerisce di collocare la grande opera di Frank Breidenbruch "L'arca che non salva nessuno" sulla cima tagliata dei Bettogli. Che ne pensa?

«Come dice Frank Breidenbruch stesso “Quello dell'arca è anche un messaggio di speranza” e con questo spirito provo a immaginare un’ipotetica e straordinaria performance artistica, magari da ospitarsi all’interno della prossima White Carrara Downtown. Il trinomio territorio, industria e cultura - che rappresenta l’unicità di Carrara - ha necessità di trovare un equilibrio stabile capace di garantire benessere al territorio e, nello stesso tempo, rispetto e tutela per il paesaggio e per l’ambiente. Credo che tutti i soggetti coinvolti stiano già da tempo lavorando per questo comune obiettivo». —



 

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