Il dolore
Caso Securpol, solidarietà ai lavoratori
massa. Il Partito Comunista in una nota esprime «la sua vicinanza e solidarietà a Francesco Bassi e tutti i suoi colleghi a cui è stato notificato il loro stato di cassa integrati diversi mesi fa e che per i quali, l’azienda non ha ancora avanzato nessuna richiesta di cassa integrazione presso l’Inps. Questi e molti altri lavoratori assieme alle loro famiglie - scrive il partito comunista - stanno pagando sulla loro pelle il crac della Securpol Group srl, attualmente in amministrazione straordinaria, e che, secondo un accordo firmato con gli stessi lavoratori, avrebbe dovuto anticipare loro i primi tre mesi di cassa integrazione».
«Ancora una volta - prosegue la nota - ci troviamo di fronte ad una situazione in cui la speculazione economica di pochi sul lavoro di tanti comporta un danno enorme verso gli stessi che quella ricchezza la creano attraverso il loro lavoro quotidiano, infatti da maggio 2017 moltissimi sono stati i lavoratori del gruppo posti in stato di cassa integrazione nelle varie filiali e alcuni di questi purtroppo hanno deciso di porre fine alla propria vita in seguito alla perdita dell’unico lavoro che permetteva loro di sopravvivere».
«Ancora una volta come Partito Comunista, ci schieriamo - continuano - dalla parte dei lavoratori come Francesco Bassi e i colleghi che aspettano da ormai troppo tempo che venga loro corrisposto ciò che era stato pattuito e la lista con i criteri con cui l’azienda ha messo questi lavoratori in stato di cassa integrazione». —
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