Il dolore
Da Carrara a Budapest l’omaggio al cervello umano
Pronta la grande scultura in marmo opera di Marton Varo e destinata a un nuovo centro di scienze mediche che sta sorgendo nella capitale ungherese
CARRARA. Un grande cervello in marmo bianco di Carrara, statuario della cava Barattini: è l’ultima opera dello scultore Marton Varo, che ormai da alcuni anni quando lavora a Carrara è agli studi del Ponte di Ferro. Andrà a Budapest, in Ungheria, dove è in fase di realizzazione un grande centro internazionale di scienze mediche, con particolare riguardo proprio al cervello. Marton Varo, classe 43, è nato in Transilvania, all’epoca ungherese (ora Romania), ha studiato scultura all'Istituto d'arte Ion Andreescu di Cluj, in Romania dal 1960 al 1966. Nel 1970 - questa la biografia che appare sul suo sito - si è trasferito a Debrecen, in Ungheria, dove ha completato diverse sculture per luoghi pubblici e ha ricevuto il premio Munkacsy nel 1984. Grazie a una borsa di studio Fulbright nel 1988, Varo divenne affiliato con l'Università della California di Irvine, dove studiò il rapporto tra architettura e scultura. Nel 1990 è diventato Artist in Residence per un progetto di arte pubblica nella città di Brea, in California. Da allora, Varo ha uno studio a cielo aperto a Irvine, in California («Piove solo una ventina di giorni all’anno...», racconta): tra Irvine, la Florida e Carrara (dove passa diversi mesi l’anno) realizza le sue grandi sculture.
Un nome importante dell’arte, Marton Varo, approdato a Carrara oltre 30 anni fa: «Sono arrivato qui per visitare la città e per il marmo di Carrara; il marmo c’è anche in Transilvania, ma è un po’ diverso. L’arte - racconta - mi ha sempre affascinato: vedendo alla televisione Geppetto che plasmava Pinocchio e le sue forme, dissi ai miei genitori: “Voglio fare quello!”, avevo sei anni». Non solo: la madre era interessata all’arte, avevano in casa una collezione di serigrafie di George Buday. Ma in Romania non era semplice vivere, perciò fu ben contento della borsa di studio che gli consentì di andare in America. Varo scolpisce a mano, senza robot, e non utilizza neppure l’attrezzatura che consente di procedere per punti. «Vado avanti così, in modo per me naturale. Ho diversi amici studiosi del cervello, e mi hanno spiegato che ragiono per connessioni di concetti, in pratica nel blocco “vedo” già la scultura che c’è dentro». Un concetto michelangiolesco, ma non solo: Marton Varo ci mostra una citazione di Cicerone del De Divinatione in cui si ritrovano più o meno le stesse parole, con riferimento a Prassitele.
Le sue opere sono anche figurative, ha da poco completato la scultura di un direttore d’orchestra a figura intera. Studioso delle pieghe, del drappeggio, delle ombre, ha vinto un concorso internazionale per realizzare la grande Annunciazione in marmo, dieci metri per dieci, per la facciata della chiesa della città di Ave Maria in Florida. Lui non è cattolico, però è stata scelta la sua proposta. Ave Maria è la città creata dal nulla da Tom Monaghan, il «Papa della pizza», così soprannominato per la sua religiosità e per aver creato dal nulla la seconda catena americana di pizzerie da asporto, «Domino’s pizza», che fu venduta nel 1998 per un miliardo di dollari. Come raccontò alcuni fa il Corriere della Sera, Monaghan ha investito centinaia di milioni nella Città ideale dei cristiani, dove è nata anche la prima Università cattolica costruita negli Usa da 40 anni a questa parte.
«Sono sempre felice qui, a Carrara, è uno dei posti migliori per lavorare. I primi tempi, qui a Carrara, ero in contatto con uno scultore ungherese, poi frequentai gli studi Nicoli. Franco Barattini lo conosco da più di vent’anni, mi trovo benissimo con il suo marmo; fra i colleghi, ho rapporti in particolare con Boutros Rohmein». La città? Marton Varo sospira: «Ripeto, qui sto bene, c’è tutto per uno scultore, ma si vede che la città non è la stessa di quando arrivai io nell’86, ora dà l’idea di essere più abbandonata, anche più sporca. È un peccato». Ci mostra altri progetti, un’opera in cui si sviluppano dei cubi, andata in Norvegia, un’altra destinata a un incrocio tra le strade principali di Naples, in Florida (città poco distante da Ave Maria, di cui parliamo a parte).
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