Il dolore
«L’acqua è inquinata», e tentano di truffarlo
Anziano avvicinato da un finto tecnico che ha chiesto di entrare in casa per dei controlli. «Chiamo mio figlio» e lui scappa
AVENZA. La scusa è stata quella di un controllo sull’acqua, quella che esce dal rubinetto di casa. Ma, in realtà ha cercato, prima di introdursi a casa dell’anziano avvicinato per strada, e poi di fregarlo: l’arzillo pensionato però si è accorto che qualcosa non andava e ha minacciato di chiamare il figlio. A quel punto il fantomatico addetto dell’acqua si è allontanato in tutta fretta.
La vicenda è accaduto l’altro pomeriggio e riaccende l’attenzione sul pericolo delle truffe che prendono di mira proprio le persone anziane, e, in particolare quelle che vivono sole.
L’altro giorno un finto tecnico (sprovvisto di cartellino di riconoscimento e senza aver palesato la società per cui stava lavorando) ha avvicinato un pensionato nel cuore di Avenza storica, in piazza Lucetti.
Con una bella parlantina sciolta ha cominciato a parlare di problemi sulla potabilità dell’acqua, di necessari test per verificare se potesse essere utilizzata per fare da mangiare o se, in ogni caso, fosse stato necessario bollirla prima. Insomma un quadro preoccupante e un presunto sversamento in una falda che avrebbe intaccato l’acquedotto mettendo a rischio i “rubinetti” di una zona in particolare, quella del centro storico.
La spiegazione è andata avanti a lungo, con tanto di dati e numeri sparati a caso, e, alla fine il finto tecnico ha convinto l’anziano a farsi portare a casa sua.
Una volta dentro l’uomo ha cominciato a guardarsi intorno, ha chiesto dove era il bagno, e soprattutto ha chiesto se l’anziano poteva tirare fuori bicchieri e pentole per verificare la qualità dell’acqua. Ma a quel punto il pensionato ha cominciato a insospettirsi della troppa insistenza. Insomma qualcosa non gli è tornato e così dapprima ha fatto resistenza alla richiesta di tirare fuori le stoviglie per controllare l’acqua. Poi non ci ha messo altro tempo di mezzo e se ne è sbottato con un: «Sa cosa facciamo? Chiamo mio figlio e gli dico di venire, così gliele spiega a lui tutte queste cose. Io non mi muovo da qui finché non viene lui».
Come se avesse pronunciato una formula magica, il finto tecnico ci ha messo meno di un minuto a darsela a gambe, infilando quasi di corsa la porta dell’appartamento in cui era riuscito a entrare nonostante la reticenza dell’anziano proprietario.
Una truffa sventata e un richiamo all’attenzione (peraltro più volte ribadito dalle forze dell’ordine) quando si viene avvicinati da persone sconosciute. La prima raccomandazione è quella di chiedere di vedere il documento di riconoscimento che deve essere un cartellino con nome, cognome e foto, molto ben visibile. Nel dubbio si può comunque sempre chiamare la società per cui dice di lavorare il tecnico dice di lavorare o, le forze dell’ordine per chiedere un rapido controllo.
Nel caso avvenuto ad Avenza è stata proprio la reazione del pensionato, e la sua decisione di chiamare il figlio (che a quell’ora era al lavoro) a scoraggiare il truffatore. E a fargli decidere di darsela a gambe. —
Alessandra Vivoli
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