Italia
In cassa integrazione da gennaio ma non gli vengono dati i soldi
Succede a un ex impiegato Securpol, era in servizio di guardia al tribunale «Ci sono colleghi che aspettano da settembre, pronti ad andare all’Ispettorato»
Da gennaio in cassa integrazione e dallo stesso tempo senza ricevere un soldo. Né dal datore di lavoro né dall’Inps. Con tanto di lettere di scuse per il ritardo: «Ma io come dovrei pagare bollette e spese, con le scuse?». È una brutta storia di lavoro quella di Francesco Bassi, ormai ex dipendente della Securpol, della quale Il Tirreno si era già occupato in passato.
Non è l’unico a trovarsi in questa situazione: di sicuro c’è un altro collega massese che aspetta da altrettanto tempo e alcuni lavoratori che invece erano assegnati a Livorno. Tutti quanti sono in attesa che qualcosa succeda, che i soldi vengano sbloccati e che la loro tormentata vicenda lavorativa, scaturita dal crac da 100 milioni di euro del colosso della sicurezza, possa almeno giungere alla fine. Perché perdere il lavoro e trovarsi anche beffati e senza soldi nonostante la cassa integrazione è davvero troppo.
Francesco, stanco ma di certo non rassegnato, racconta i passaggi più recenti di questa suo lungo tira e molla con l’ex datore di lavoro. Peraltro l’azienda da diversi mesi è in amministrazione straordinaria, gestita da alcuni commissari. «Di recente ho deciso di andare all’Inps - spiega Bassi - ma mi hanno detto che non hanno nessuna richiesta da parte dell’azienda, la Securpol. Eppure l’azienda, qualche tempo prima, aveva firmato un accordo dove si stabiliva che i primi tre mesi di cassa integrazione sarebbero stati anticipati da loro. Si tratta di 800 euro al mese, non di cifre incredibili. Ci sono colleghi che aspettano da settembre dell’anno scorso, io per certi versi possono anche ritenermi fortunato. Anche se chiaramente guardare gli altri mi fa temere che la cosa possa andare per le lunghe anche per me».
Bassi va avanti con i suoi risparmi, sempre più intaccati e grazie alla famiglia. «Io ho mia moglie che per fortuna lavora, altrimenti i guai sarebbero stati davvero seri. Ma se non fosse stato così mi chiedo davvero come avrei fatto a portare avanti le normli spese che ci sono». E diverse volte la cronaca recente ha riportato casi, fuori dalla Toscana, di ex colleghi di Bassi che si sono suicidati durante la terribile crisi aziendale.
«Lunedì aspettiamo l’arrivo di un accredito in banca, se non lo troveremo martedì stesso andremo all’Ispettorato del lavoro. E così faranno anche i colleghi livornesi. Ovunque leggo che la Cassa integrazione guadagni ordinaria viene data dall’azienda che poi si rifà sull’Inps. Ma qui non si vede un soldo».
Bassi ha anche altro da raccontare. «Quando ci fu il cambio d’appalto in tribunale, dove io ero assegnato, anzi sei mesi prima di quel cambio d’appalto Securpol mi ha tolto da quel servizio e assegnato a Livorno. E così non sono rientrato in quel cambio di appalto e rimasto a casa. In più non hanno fornito nessuna lista con i criteri adottati per porre la gente in cassa integrazione». —
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