Il lutto
Brucia nella notte il Bagno Nettuno: danni per decine di migliaia di euro
Marina di Massa, ad accorgersi delle fiamme un passante sul pontile. Manuela Tolaini: al lavoro coi dipendenti per riaprire presto
MASSA, I sacchi neri li hanno appoggiati alle sdraio, in attesa che Asmiu passi a prenderli insieme al materiale in legno e pvc bruciato nella notte. Gli idranti dei vigili del fuoco hanno spento l’incendio e bonificato la zona in poco più di tre ore. Il mattino dopo il corridoio che divide le due parti del punto ristoro del Bagno Nettuno è bagnato di fuliggine disciolta nell’acqua. Della veranda con 20 tavoli rimane solo la struttura annerita, e poco resta anche del bar: perso il frigo, non più utilizzabile la macchina del caffé. . I danni sono superiori ai 50mila euro. Forse 70-80mila. Manuela Tolaini ha fatto una prima stima insieme all’assicurazione ma non vuole parlare di soldi. È un brutto colpo, indubbiamente. E di fronte alle “mazzate” si può reagire in due modi: farsi prendere dallo scoramento o rimboccarsi subito le maniche. A
l Bagno Nettuno si è scelta la seconda strada. Gestori e dipendenti, insieme, dal primo mattino, per ripulire, togliere quello che è da buttare, telefonare, ordinare materiale: «Voglio riaprire nel fine settimana», dice orgogliosamente Manuela. Suo marito Aldibrando Tognoni annuisce. Il Bagno Nettuno esiste per merito di suo babbo, Giuseppe Tognoni. Era il 1946. «Subito dopo la guerra, con la spiaggia ancora da sminare e con il filo spinato ancora da rimuovere, a nessuno interessava la concessione dello stabilimento e fu mio suocero che, per l’attaccamento nato negli anni quando era un bagnino, decise di dedicarcisi». Gente abituata ad affrontare le difficoltà, i Tognoni. «Dispiace – mormora Manuela – ma vediamo di ripartire presto». Le due dipendenti stagionali la guardano con affetto. Hanno mascherine sul volto per proteggersi dall’odore acre del fumo. Una riprende la scopa in mano e comincia a pulire.
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Alle due del mattino un passante ha scorto le lingue di fuoco che avvolgevano la veranda del Bagno Nettuno dal pontile di Marina di Massa. Immediata la telefonata ai vigili del fuoco, che hanno inviato sul viale Amerigo Vespucci due autobotti e sette uomini. I pompieri hanno provato a contattare i coniugi Tognoni: «Abitiamo poco distante – spiega Manuela – Purtroppo avevo messo il cellulare in modalità silenziosa e siamo arrivati qui intorno alle quattro del mattino. Quando mi hanno detto che era andato a fuoco il locale mi è preso un colpo al cuore». E anche se ci sono tanti danni, è stato più forte il sollievo nel vedere che non era stata intaccata la casa. «La veranda è persa, dobbiamo smantellare e ricostruire in fretta. Anche nel bar avevamo da poco installato un impianto nuovo». Indica con una mano le lampade deformate dal calore oltre il corridoio. Un intervento meno tempestivo dei pompieri e i Tognoni avrebbero perso anche l’altra metà del punto ristoro. Sul viale Vespucci sono intervenuti i carabinieri di Massa, che stanno eseguendo le indagini sulla base dei riscontri dei vigili del fuoco. Dai primi accertamenti sembra si sia trattato di un corto circuito partito da un elettrodomestico, ma non sono escluse altre piste.
Quel che è certo è che “il clan” Tognoni – Tolaini è al lavoro per non compromettere la stagione. «Siamo stati tra i primi a volere le aperture anticipate qui a Marina – ricorda Manuela – I balneari erano legati all’idea della stagione da giugno a settembre». Il Bagno Nettuno era già in funzione dal 17 aprile. E vuole riaprire a pieno regime il prima possibile: «In ballo abbiamo una decina di posti stagionali».
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