Gioco
Rubava all’azienda intestandosi gli assegni, impiegato condannato
Massa, era l'uomo di fiducia del capo. Avrebbe distratto dalla ditta circa 100mila euro
MASSA. Era l’uomo fidato del capo, quello a cui dare in mano qualsiasi cosa, quello a cui credere bendati e con una mano legata dietro alla schiena. Ma, come da sentenza del giudice Tori, è anche quello che per alcuni anni ha fatto registrare importanti ammanchi di cassa, intascandosi gli assegni della ditta a nome suo. Senza mai restituirli. Così è stato condannato a un anno e 3 mesi, per furto appunto, il dipendente di una nota ditta edile della zona. I fatti risalgono ad alcuni anni fa, ma durante il processo si è riusciti a ricostruire soltanto una parte di quanto avvenuto negli ultimi anni tramite alcune verifiche sui bonifici e gli assegni. Il meccanismo con il quale l’uomo sottraeva soldi al suo datore di lavoro era tutto sommato semplice e fondato su un pilastro solido ma quanto mai abusato: la fiducia. Lui infatti, da anni al fianco dell’imprenditore, era in qualche modo il ragioniere della ditta.
Teneva i conti, pagava gli stipendi, controllava entrate e uscite. Non c’era cifra che non passasse da lui, con il beneplacito ovviamente del padrone.
Così l’imprenditore, costituitosi parte civile e difeso dall’avvocato Alessandro Maneschi (nella foto), per anni ha continuato a fidarsi del suo uomo senza fare mai verifiche su quanto faceva. E anche quando cominciarono ad arrivargli all’orecchio voci su presunte scorrettezze del suo dipendente preferì non dargli peso, scacciandole come calunnie.
Secondo però quanto ricostruito in aula l’uomo avrebbe distratto dai conti dell’azienda ben100mila euro: s’intestava alla luce del sole gli assegni per i pagamenti, dicendo che li avrebbe poi restituiti all’azienda. Ma così non era e i liquidi invece rimanevano nella sua disponibilità. L’uomo ormai è in pensione e gli episodi sono precedenti di qualche anno. Condannato anche a 24mila euro di previsionale, in sede civile sarà deciso l’ammontare del risarcimento.
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