Il Tirreno

Le prospettive della città: intervista alla manager degli storici Studi Nicoli

Francesca Nicoli: «Subito tutte le scuole in centro città. Operazione costosa ma d’obbligo»

La manager e insegnante Francesca Nicoli
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La manager e insegnante Francesca Nicoli

La proposta: «Un solo museo con una programmazione di vera qualità»

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Carrara torni a pensare in grande. È questo il leit motiv delle interviste già pubblicate a Fabio Cristelli, Frank Breidenbruch e Giancarlo Casani. A Francesca Nicoli, che ricopre attualmente un incarico part time nei laboratori di famiglia e insegna con incarico part-time al Liceo Scientifico di Carrara, abbiamo chiesto di intervenire in questo dibattito.

A suo avviso, quale la possibilità per Carrara di tornare protagonista nell'arte e nei circuiti del turismo artistico? Cristelli suggerisce di collocare la grande opera di Frank Breidenbruch "L'arca che non salva nessuno" sulla cima tagliata dei Bettogli. Che ne pensa?

«Sicuramente l'idea di Frank è molto poetica nella sua semplicità e nell'irriverenza che spesso connota il lavoro di questo artista ex assistente di Penck e adottivo di Carrara ormai da tutta la vita: ricordo Penck mentre strimpellava il pianoforte con papà in serate di interminabili improvvisazioni jazz che squillavano tanto forte e poi pianissimo che sembrava venire giù la casa, mentre noi bambine, inutilmente messe a nanna da nostra madre, origliavamo e spiavamo compiaciute la complicità, il ritmo frenetico e l'accordo magico che si stabiliva fra i due. Quindi Frank, che di Penck è quasi un figlio adottivo ma lo ricordiamo è oggi un artista ben consolidato in qualche modo anche sui mercati, specie in Germania, va sostenuto nelle sue idee che apportano sempre quella freschezza e vivacità di stimoli culturali che a Carrara mancano. Ma, come specificherò in seguito, non penso che la collocazione sui Bettogli sia fattibile». Simposi e biennali portavano grande visibilità come anche adesso White Carrara Downtown. Ma poi? Come fare a trovare continuità? «La città è spopolata da oltre vent'anni, ricordo a fine 1995 l'ultima via Roma che stranamente corrispose alla partenza della mia generazione per le città universitarie prescelte, da cui molti di noi mai fecero ritorno, mentre io avevo un'importante, pesante ma anche entusiasmante e prestigiosa eredità da raccogliere qui. No: non ci sarà nessuna Biennale, nessun Simposio capaci di invertire la rotta e riportare vita nel vecchio centro storico. In questo senso il processo è irreversibile e le manifestazioni spot servono solo a sperperare tanti soldi pubblici per osservare con amarezza che servono solo a lanciare gli amici del partito o affiliati dei regnanti di oggi, perché a Carrara s'è stabilito un monopolio con il suo bravo re, creando artificiosamente un mercato dall'alto delle leve della politica ad uso esclusivo dei soliti - che non sempre coincidono poi con i più meritevoli. Vede, il punto non è neanche questo. Io credo che un imprenditore il suo mercato debba saperselo fare anche da sé, andando a insinuarsi dove manca l'offerta, con il proprio piglio, l'expertise, la capacità di comunicare il prodotto, e tante altri doti che non sto qui a ripretere. E trovo francamente vomitevole che un'impresa o le imprese debbano attendere la discesa di commesse dalla politica, denunciando uno spirito servile tanto nella classe politica, interessata ai ritorni in termini noi tutti conosciamo bene, ma soprattutto atteggiamento servile negli imprenditori che si dimostrano altrimenti incapaci, in linea con quell'idea assistenzialistica dei rapporti stato-società civile che in Italia ha dato i peggiori frutti, e corrisponde alla negazione esatta dell'intraprendenza e di cosa significhi fare impresa. Perciò ritengo non soltanto inutile, ma anche dannoso ripetere quelle esperienze, e non sto a richiamare il fatto che l'ultima Biennale portò credo un totale di 4000 visitatori in sei mesi anzi oltre nove mesi di continuo bombardamento massmediatico, con una propaganda tartassante per il cittadino medio normalmente poco interessato alle vicende strettamente inerenti all'arte contemporanea con il suo linguaggio criptico e tipicamente sconstante. Insomma: vanitas vanitatis. Vale almeno la pena di notare che solo alla performance della Beecroft si contarono oltre 2000 presenze in quattro ore, un'artista portata da me a Carrara, e avvicinata da me al marmo: realizzò gratuitamente l'evento con la collaborazione dei nostri laboratori di scultura per adesione spontanea, del tutto gratuita e per la città. Pagai questa generosità a carissimo prezzo e dovetti capire allora tante cose che prima mi sfuggivano, di questo posto. In sintesi: se la fanno e se la godono, ma guai a ricordare i numeri, cioé dolenti note come dolente è doversi ricordare che i soldi sono di tutti e bisogna che un ritorno ci sia davvero sulla città. Certi personaggi non vogliono sentirsi dire queste cose, e vanno avanti con l'arroganza della politica, che non guarda in faccia a nessuno, tira dritto e va per la sua strada, convinta di essere nel giusto: e guai a levare delle critiche! Ti mettono il silenziatore e se non stai attento ti fanno anche chiudere».

Un quadro poco confortante...

«È un po’ un unico destino quello che accomuna Carrara alle vecchie città di mezza Europa, fuori dalle quali sorgono agglomerati urbani e unh interland sempre più popoloso ove le forme della socialità si addensano e si spostano nei centri commerciali, nei shopping mall, nei supermercati in linea con le tendenze della società liquida o postmoderna. Le piazze sono vuote, e i loro monumenti appaiono come sterili retaggi di un passato che non sembra fare più presa sulla memoria collettiva, precipitato nell'insignificanza, nell'oblio, nella superficialità che caratterizza il nostro tempo. Quindi non credo né che la cima del Bettogli possa ospitare l'arca (ma magari un altro luogo sì), né ritengo utile spendere soldi pubblici nel creare manifestazioni che finiscono di norma per accendere un barlume di vita nel deserto più totale, che resta di fatto abbandonato, lasciato a se stesso, perché non interessa veramente: "Non c'è da guadagnare". Il mio invito è quello di spostare le scuole in centro, senza perdere un attimo in più. E per centro intendo centro-centro, non centro-periferia. Il monoblocco con le sue palazzine può ospitare il polo scolastico con lavori di adeguamento che avranno di sicuro costi ingenti. Questi costi, io credo, darebbero subito i ritorni sperati, con lo sciamare dei ragazzi sulla piazza d'Armi, in Via Roma, in Piazza Alberica e nelle vie del centro. Bar e ristoranti aperti, negozi ed esercizi commerciali aperti a tutto gas». — Massimo Braglia

I due musei Cap e Carmi faticano a entrare nei grandi circuiti e così il museo del marmo. Cosa suggerisce?

«Guardi, i laboratori Nicoli sono in centro una bellissima attività che nessuno al mondo potrà convincere mio padre a chiudere, un'attività di grande eccellenza internazionale che lavora ancora con i migliori nomi del contemporaneo, con maestranze rinnovate, robotica, e sedi importanti dal fascino ineguagliabile. Se devo lavorare a portoni chiusi, forse capirete il perché. Per concludere il Carmi andrebbe svuotato completamente e cambiato di nome, anche se il nome attuale, un latinismo, risulta eufonico. Direi di ascoltare gli stranieri che mi chiedono continuamente passando degli studi, quale ne sia la vera utilità. I costi per mantenere aperti con un'attività e una programmazione continua quattro musei cittadini sono esorbitanti e tanti musei inutili contenitori vuoti. Basterebbe un solo museo attivo per davvero, con una vera programmazione di qualità».

Il dottor Giancarlo Casani auspica una regia unica e una sinergia. Potrebbe funzionare?

«La creazione di una dirigenza costituita da esperti del settore è uno stipendificio. Ma Carrara finta città anarchica, ama creare strutture gerarchiche, strutture rigide per negare la partecipazione del suo popolo ai processi decisionali, è una città retta in forma oligarchica, soprattutto per estromettere quelli che esperti del settore lo sono veramente, da sempre. Purtroppo l'oligarchia è la forma prevalente da combattere ad ogni costo nelle società postdemocratiche del villaggio globale, ma questo è tutto un altro discorso». —


 

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