Il Tirreno

operazione “cisa bianca” DELla finanza 

Smantellata rete dedita allo spaccio di cocaina, in manette 60enne di Fivizzano

Alessandro Grasso Peroni
Smantellata rete dedita allo spaccio di cocaina, in manette 60enne di Fivizzano

Sequestrati tre chili di droga, 60 gli assuntori segnalati:  tra questi impiegati, camionisti e anche mamme

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sarzana. Tre chili di cocaina e 10 mila euro sequestrati. E poi: due arresti – un sessantenne di Fivizzano e un marocchino residente a Massa, di cui non si sa di più perché le indagini sono ancora in corso – quindici denunce per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e 70 assuntori segnalati all’autorità giudiziaria al termine dell’operazione “Cisa Bianca” condotta dalla Guardia di Finanza della compagnia di Sarzana, del comando provinciale della Spezia e di quello di Genova.

Il via all’inchiesta nell’ottobre 2017 grazie all’intuizione degli agenti delle Fiamme Gialle sarzanesi dirette dal capitano Salvatore D’Angelo impegnate in un’operazione mirata del controllo del territorio. In quell’occasione fu arrestato a Santo Stefano un corriere della droga che a bordo della sua auto aveva 29 dosi di cocaina. Per capire come e da dove arrivasse la polvere bianca e dove fosse diretta, D’Angelo insieme al comandante provinciale colonnello Massimo Benassi, chiese e ottenne l’okay per l’avvio delle indagini su vasta scala coordinate dal Procuratore della Repubblica Antonio Patrono e dal Pm Maria Pia Simonetti. Con quindici utenze telefoniche poste sotto intercettazione e l’ausilio dei finanzieri genovesi intervenuti per piazzare miscrospie all’interno di una delle auto degli indagati, le Fiamme gialle hanno messo in evidenza un autentico sistema che operava secondo meccanismi ben oliati.

La cocaina arrivava da Milano, con centro di smistamento ad Aulla. Poi il fivizzanese al vertice dell’organizzazione la convogliava nella piazza di Sarzana dove lo spaccio avveniva a tutte le ore dalle 8 alle 21 in questi luoghi precisi: al parcheggio sulla Variante Cisa di fronte al Mc Donald’s, in piazza Zappa presso la Misericordia & Olmo di via Falcinello, in via Privata Giorgi e relativi giardini (dietro il Moderno), nel sottopasso tra piazza Jurgens e il quartiere Crociata e diversi pubblici esercizi sull’Aurelia tra Caniparola e Luni. Il marocchino invece si occupava delle piazze lunigianesi di Fivizzano, Aulla e Licciana Nardi. Le ordinazioni arrivavano per telefono e gli spacciatori si presentavano sul posto con una dose unica, facendo una spola continua con caseggiati in disuso nei boschi della vallata e della Lunigiana. Dosi di coca da un grammo pagate dagli 80 ai 100 euro, adeguatamente conservate da sentinelle.

Incredibili alcuni dei particolari scoperti dai finanzieri: gli spacciatori si facevano pagare a seconda delle disponibilità della clientela di diversi modi. C’era chi si presentava con un televisore, una racchetta da tennis, un orologio, per saldare in mancanza di contanti. E alla fine del mese, quando i pusher erano certi che i loro consumatori stavano per incassare gli stipendi delle proprie occupazioni, erano loro stessi a chiamare al cellulare: «Guarda che mi devi ancora 50 euro, portali il prima possibile, sennò niente più droga chissà per quanto tempo». Complessivamente sono stati documentati 450 episodi di spaccio: nell’abitazione del fivizzanese sono stati ritrovati nel corso delle operazioni di arresto 29 dosi di cocaina destinate allo spaccio al minuto, in casa del marocchino ritrovati 114 grammi di cocaina, sostanza da taglio, un bilancino di precisione per il confezionamento delle dosi e mille euro in contanti. Attese novità nelle prossime ore.

Tra gli episodi accertati almeno un paio fanno rabbrividire. Il primo riguarda mamma e figlia sarzanesi che si servivano dallo stesso spacciatore all’insaputa l’una dell’altra. Durante le intercettazioni gli operatori erano rimasti esterrefatti quando, incrociando tra i numeri di telefono registrati dalle chiamate ricevute dagli apparecchi degli indagati e gli intestatari, lo avevano capito. Situazione di cui invece era a conoscenza il pusher, infatti molto attento a far sì che le due donne non si scoprissero: ha sempre fatto in modo di vendere la cocaina sempre in situazioni diverse alle sue “particolari clienti”. Ed è stata una circostanza di estremo imbarazzo per tutti, quella verificatasi quando i settanta assuntori sono stati convocati nei giorni scorsi tutti insieme alla caserma sarzanese di via Carducci, nel momento in cui mamma e figlia hanno scoperto di essere lì perché abituali consumatrici di droga. L’altro episodio è ancora più agghiacciante: le Fiamme gialle hanno documentato le abitudini di un’altra mamma, molto più giovane, che di prima mattina accompagnava il figlio all’asilo e poi acquistava la polvere bianca. Autotrasportatori, impiegati, liberi professionisti, lavoratori dipendenti, commercianti i dipendenti dalla cocaina di val di Magra e Lunigiana che ai finanzieri hanno detto di sniffare per essere in grado di affrontare la quotidianità. –

Alessandro Grasso Peroni



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