Il Tirreno

finisce a processo titolare di scuola guida 

L’accusa: falsificava i dati per ottenere le patenti di guida

Libero Red Dolce
L’accusa: falsificava i dati per ottenere le patenti di guida

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massa. Falso ideologico in atto pubblico mediante induzione in errore di pubblico ufficiale. Di questo reato dovrà rispondere il proprietario di una nota scuola guida locale, per essersi fatta carico, secondo gli inquirenti, di una serie di conversione di patenti albanesi in italiane tramite delle false certificazioni.

Il processo inizia in questi giorni e appunto alla sbarra c’è l’uomo. Tutto nasce da un controllo della polizia stradale di qualche tempo fa, quando gli agenti fermarono un cittadino albanese alla guida di un’auto. Qualcosa nel documento non tornava, non tanto la sua fattura, quanto i modi e i tempi con cui era stata ottenuta. E andando a scavare più in fondo in effetti qualcosa che non quadrava c’era.

La sua patente infatti gli consentiva di guidare tranquillamente in Italia per solo un anno, tramite una conversione. Per via di alcuni accordi internazionali infatti chi ha la patente scaduta da tre anni deve ridare l’esame di guida perché si presume che non sia più in possesso dei requisiti per mettersi alla guida.

L’accordo che intercorre tra Italia e Albania prevede che gli stranieri che arrivano in questo paese debbano sostenere un nuovo esame se residenti in Italia da più di quattro anni. Insomma il primo anno di guida libera con la patente albanese e i successivi tre.

La scuola guida avrebbe aiutato altri connazionali - i casi contestati sono circa 70 - portando alla motorizzazione certificati dell’anagrafe dove si leggeva che fossero residenti in Italia da meno di tre anni. E i docume nti non erano originali ma fotocopie. Nessuno di loro, inizialmente indagato, è rimasto coinvolto nel processo. Loro, hanno raccontato agli inquirenti, si erano limitati a portare le patenti.

In aula è stato ascoltato proprio uno dei cittadini albanese, ma la giudice Antonella Basilone ha rinviato al 4 luglio per ascoltare gli agenti che hanno condotto le indagini. L’imputato è difeso dagli avvocati Roberto Iacopetti e Carlo Pellerano. —

Libero Red Dolce

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