Gioco
Operai contro il Pignone, il presidente Rossi: «Incontro l'azienda per una soluzione»
La battaglia degli ex lavoratori Nuovo Pignone per cancellare le spese legali di 95mila euro continua. «Si può trovare una mediazione, ma senza vincitori o vinti»
CARRARA. I 21 operai ex Pignone condannati a pagare 95mila euro all’azienda hanno un nuovo alleato. O quantomeno, una sponda istituzionale. È quella del presidente della Regione Enrico Rossi ed è la prima volta che la politica batte un colpo sulla vicenda. «Ci stiamo interessando da quando un mio collaboratore mi ha avvisato della situazione - spiega Rossi - e cercheremo di spingere per una conciliazione tra Pignone e i suoi ex dipendenti».
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La vicenda è nota. Dopo diverse vicende giudiziarie, finite con ricorsi in Cassazione, 21 ex operai del Pignone, ormai tutti pensionati, sono stati condannati a pagare 95mila euro complessivi di spese legali. Chiedevano, assistiti dall’avvocato Nicoletta Cervia, di essere risarciti per il danno morale per l’esposizione all’amianto. Molti i colleghi morti per malattie - carcinomi, mesoteliomi pleurici - dovute all’esposizione al materiale. Nel 2014 l’allora governo Renzi modificò con un decreto legge un articolo del codice civile, il 92, che prevedeva la compensazione delle spese legali per i lavoratori. Da quella data in poi chi faceva causa e perdeva avrebbe dovuto pagare. E quei soldi il Nuovo Pignone li ha chiesti. Annunciando anche esecuzioni forzate per recuperarli. «Incontreremo i lavoratori e il loro avvocato intanto, per sentire le loro ragioni. Io credo che l’interesse principale si a quello di giungere a una conciliazione, una risoluzione che possa evitare una ricaduta pesante sui lavoratori», spiega Rossi. Una data precisa non c’è, ma si lavora per fissare entro la prima metà di maggio.
Niente di certo ancora. Ma a breve è previsto che Nuovo Pignone e la Regione si siedano attorno a un tavolo per discutere di strategie economiche e occupazionali. E una parte dell’incontro sarà dedicato a questo. «La Regione non vuole forzare nessuno, ma di sicuro si propone come attore di una mediazione», aggiunge Rossi. In che termini è ancora presto per capirlo, anche se Rossi fa capire di propendere per una soluzione che in qualche modo non scontenti nessuna delle due parti.
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«Il punto è che da una situazione del genere non bisogna che qualcuno esca vincitore. Anche perché c’è già chi è stato condannato e. Se qualcuno vuole vincere allora ci deve essere qualcuno che perde e questo non è lo scenario migliore. Noi siamo già a lavoro per trovare una soluzione che sia conciliativa», puntualizza Rossi. Pare di capire che l’ipotesi di una cancellazione totale di quei 95mila euro, una retromarcia quindi del Pignone dalle sue richieste, non venga considerata una via praticabile. I lavoratori nel frattempo hanno lanciato una raccolta fondi - “Davide vs. Golia”- sulla piattaforma online “GoFundMe”.
Rimane il punto di una riforma voluta da un governo di centrosinistra, e dall’allora ministro della giustizia Andrea Orlando, e che sta risultando un disincentivo per i lavoratori - considerati parti deboli - che intraprendono cause contro il datore di lavoro. Anche qui la posizione di Rossi è equilibrista. «Bisogna fare una differenza tra il caso specifico e la questione generale. Ci sono diversi usi strumentali della giustizia, anche da parte delle imprese. Ricorsi contro appalti, altri contro la pubblica amministrazione e a volte anche dei lavoratori. Poi un conto è un’impresa che magari costituisce riserve economiche, un altro sono i lavoratori». —
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