Il Tirreno

Casani: sì, Carrara pensi in grande ma senza andare in ordine sparso

Giancarlo Casani, sorridente, nella foto con l'artista Giuliano Vangi
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Giancarlo Casani, sorridente, nella foto con l'artista Giuliano Vangi

«Coinvolgere il territorio sull’esempio di Abu Simbel» 

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A Giancarlo Casani, commercialista, ex presidente dell’Accademia di Belle Arti, abbiamo fatto alcune domande sul tema del rilancio della città.

Fabio Cristelli e Frank Breidenbruch sostengono la necessità che Carrara torni a pensare in grande. È d'accordo? Cosa propone?

«Sono completamente d’accordo con Fabio Cristelli e Frank Breidenbruch sulla necessità di pensare in grande. Carrara è un brand internazionale, conosciuto universalmente, come tale deve essere considerato, proposto e promosso internazionalmente. La televisione e i media ci portano in casa gli eventi di tutto il mondo, gli eventi, e la loro comunicazione, devono essere adeguati perché altrimenti vengono ignorati e addirittura danneggiano il prestigio del brand. Solo i grandi eventi, preventivati e organizzati in maniera adeguata, catturano l’attenzione degli interlocutori che sono i cittadini del Paese e del Mondo e non possono essere solo quelli del territorio, che pure debbono essere coinvolti. Quindi eventi, mostre, convegni, incontri, presentazioni debbono essere di altissimo livello, presentati e diffusi con canali altrettanto eccellenti per qualità e copertura, altrimenti si buttano via risorse finanziarie e si svilisce il territorio».

Quando e perché Carrara ha perso la sua centralità nell'immaginario artistico?

«Carrara ha perso la sua centralità nell’immaginario artistico, e non solo, quando non si è resa conto di questo cambiamento epocale. Ci si è illusi che bastassero piccoli eventi e gli strumenti adottati da sempre, senza capire che la globalizzazione imponeva un cambio di filosofia e di passo. Non basta essere un territorio unico, con grande potenzialità, occorre farlo capire in tutto il mondo e a tutti. Le cave, gli Studi Artistici, l’Accademia, i grandi che sono passati e hanno lasciato tracce nel territorio, i capolavori tratti dal marmo e dalle cave che, da sempre, in particolare dal Rinascimento, hanno meravigliato e affascinato il mondo, vanno fatti conoscere per entusiasmare e attrarre iniziative e attività».

Le biennali e i simposi hanno fatto epoca. Sarebbero riproponibili, costi permettendo, o serve altro?

«Le biennali e i simposi hanno ancora un significato e una potenzialità, però debbono essere sostenute da grandi personalità che abbiano il carisma per fare scattare l’interesse nel pubblico di tutto il mondo. Una manifestazione ha un significato se è presentata e ospita grandi artisti e celebrità, ha un contenuto e temi rilevanti e appassionanti, si utilizzano canali di comunicazione adeguati ed eccellenti, in grado di far passare il messaggio in tutto il mondo in maniera coinvolgente e smart. Inoltre devono essere adottati strumenti per misurare la bontà degli eventi (Kpi- Key Performance Index), per sviluppare le singole azioni al fine di migliorare gli eventi. Occorre avere l’umiltà e l’intelligenza di rompere l’autoreferenzialità ed aprirsi all’esterno, senza avere la presunzione di sapere fare tutto. Un progetto entusiasmante attira sponsor, mecenati, sia del territorio che esterni. Un evento che non supera i confini locali non interessa nessuno e non serve a niente per il territorio».

Cristelli afferma che la città trarrebbe giovamento se al posto della cima tagliata dei Bettogli ci fosse la grande installazione di Breidenbruch "L'arca che non salva nessuno". Lei che ne pensa?

«Indubbiamente un evento come l’installazione “L’arca che non salva nessuno” sulla cima tagliata di Bettogli avrebbe un grande impatto, se sostenuto in maniera adeguata e con canali e strumenti qualificati, poiché porrebbe il territorio al centro dell’attenzione mondiale. Basti pensare alle effigi dei Presidenti degli Stati Uniti scolpiti sul Monte Rushmore in Sud Dakota. Temo però che sia un’idea molto difficile da realizzare, considerando i problemi e i dibattiti/scontri accesi di questi giorni intorno alla cima Bettogli. Comunque, idee come quella dell’Arca, di questa portata e livello, sono in grado di scuotere l’interesse e riportare Carrara al centro dell’attenzione del mondo culturale e non solo. Una considerazione di carattere generale. Occorre una programmazione strategica di lungo periodo e un progetto generale, che riguardi tutti gli aspetti e le potenzialità del territorio, che coinvolga in maniera corale tutte le istituzioni, con una regia unica che fissi gli obiettivi e gli strumenti, in un piano articolato a lungo, medio e breve termine. Andare in ordine sparso, in cui ognuno, credendosi “più furbo”, “più capace”, crede di ottenere maggiori vantaggi con azioni isolate, magari escludendo gli altri, creando una specie di monopolio, non porta a nessun risultato positivo per nessuno. Come riflessione di chiusura, per riappropriarsi del ruolo che Carrara ha avuto da sempre ed ora ha perduto, occorre puntare: 1) Su grandi progetti, pensare in grande; 2) Creare una regia autorevole di un’istituzione importante e riconosciuta, coordinando le risorse e le potenzialità presenti sul territorio; 3) Creare procedure trasparenti ed aperte, che incoraggino tutti a partecipare; 4) Aprirsi all’esterno, eliminare rendite di posizione e autoreferenzialità. 5) Misurare i risultati del piano progettuale ed essere pronti, se necessario, a cambiarlo. Poi bisogna puntare sulla Cultura. Carrara deve avere sedi universitarie come succede a La Spezia e Matera (un modello da studiare e seguire), per fare due esempi. Dove se non a Carrara una sede della facoltà di ingegneria dedicata agli aspetti connessi al marmo, alla conoscenza di tutti i suoi segreti e possibilità di utilizzo, sfruttando le potenzialità e superando i punti deboli? Inoltre, per parlare di futuro prossimo, dove se non a Carrara una facoltà di Architettura dedicata al design artistico e industriale del Marmo, all’utilizzo di robot e al restauro del Marmo? Esistono già aziende importanti del territorio che operano con successo in questi settori. Con queste iniziative sarebbero sostenute le loro attività e troverebbero, in collaborazione con le competenze universitarie, idee e spunti per nuovi utilizzi. Senza considerare che con le sedi universitarie si ripopolerebbe Carrara, ci sarebbe una nuova linfa vitale, di cultura, si, ma anche economica. Carrara ha anche location prestigiose, ora abbandonate, adatte o facilmente adattabili a questa funzione di sedi universitari».

Il gallerista ed esperto d’arte Fabio Cristelli e l’artista di caratura internazionale Frank Breidenbruch, in un dialogo sull’arte e le prospettive di Carrara, hanno sottolineato al Tirreno la necessità che Carrara torni a pensare in grande, attraverso iniziative che abbiano una continuità e un coinvolgimento sinergico di tutte le componenti cittadine. L’ex presidente dell’Accademia Giancarlo Casani, da noi interpellato, così prosegue nelle sue proposte di valorizzazione della città.

«Bisogna inserirsi sul mercato - aggiunge Casani - con intelligenti operazioni di marketing, frutto del lavoro di professionisti esperti, legati al know-how locale. Penso ai trofei in marmo, realizzati da artisti di chiara fama internazionale, ad esempio, per le gare di Formula 1, di Moto Gp, delle finali Atp di tennis che si faranno a Torino, che rinnoverebbero e diffonderebbero nel mondo la fama del marmo. Altre iniziative, veramente strategiche, sono quelle di inserirsi in eventi e attività che attirano l’interesse di tutto il mondo, come la partecipazione alla ricostruzione di Notre Dame e la produzione della copia digitale del Ratto delle Sabine di Giambologna, da sistemare nella Loggia dei Lanzi, in sostituzione dell’originale che si sta deteriorando gravemente. Interventi di questo genere debbono essere preparati da una organizzazione collegiale, che coinvolga tutte le forze del territorio, in maniera organica e coordinata, mettendo sul tavolo i 2.500 anni della sua esperienza nella lavorazione delle pietre, esempio l’operazione mitica di Abu Simbel. Iniziative isolate di singole aziende, come esperienze precedenti e la storia dimostrano, sono solo iniziative pubblicitarie, un po’ velleitarie, che non producono risultati. Così Carrara può sperare di recuperare il ruolo storico nel mondo della Cultura e dell’Arte, come merita e ha sempre avuto».

Domanda d'obbligo. Se potesse tornare indietro si dimetterebbe da presidente dell'Accademia?

«Sì, non sono pentito di aver dato le dimissioni dall’Accademia. Non c’erano le condizioni soggettive per passare dall’Essere al Dover Essere, cioè di realizzare un cambiamento necessario. Se si ricopre il ruolo deve essere per provare a dare un’impronta, non per farsi chiamare presidente. Resta il rammarico, quello sì, di aver potuto solo iniziare un progetto strategico che avrebbe potuto dare frutti importanti per l’Accademia e il territorio. Comunque i semi sono stati gettati, speriamo che riescano comunque a maturare e sbocciare». —

M.B.

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