Il Tirreno

l’analisi della storica franca leverotti 

«Aspettiamo la sentenza e la Corte dei Conti»

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MASSA. «Alcune aziende locali protestano per valori del marmo troppo alti. Ma, ricordiamo, c’è chi ipotizza evasioni alte, ciò sta a significare che i valori applicati dal Comune erano e sono particolarmente bassi rispetto al valore di mercato, i controlli in cava inesistenti e le pese hanno avuto qualche problema»: inizia così il documento della storica Franca Leverotti in merito ai ricorsi al Tar di alcune aziende di escavazione. «Stavolta - aggiunge - protestano i rentier Giorgini e Pellerano che non lavorano le cave in proprio, ma, con il benestare del Comune, le hanno affittate da decenni. Protesta anche Bordigoni Gina srl, affittuaria di due cave dei Giorgini e di una di Telara. Dai contratti ritrovati, nel 2010 la Ditta pagava un affitto annuale di 100.000 euro oltre Iva per cava Ravalunga. Nel caso dei Giorgini, per cava Vittoria, nel 1992 (27 anni fa) pagava un affitto pari a 15.000 lire per ogni tonnellata di blocchi estratti (riquadrati, seminformi e informi) e cedeva ai Giorgini 1/3 della produzione sana, buona e riquadrata al prezzo scontato di 380.000 lire a metro cubo. Ai soli effetti dell’imposta di registro, l’affitto annuale versato era valutato 50 milioni l’anno, salvo conguaglio».

«Non siamo aggiornati sull’oggi, perché il Comune, violando la normativa, questi contratti non li ha più richiesti e qualche Ditta ha abilmente presentato un contratto di comodato. Al recente raddoppio della pur bassa tassa marmi, gli affittuari devono perciò aggiungere l’esborso per i concessionari, certamente adeguato ai tempi. Protesta anche Madielle che, vergognosamente per i cittadini (ma non per il Comune) rivendica anche la proprietà della cava, nonostante un ulteriore sconto ricevuto per il valore dei suoi marmi. Ha scavato abusivamente molto: quasi due torri Fiat, ma il Comune gliene ha abbuonata una parte, rivendicando solo 111.000 tonnellate, perché si sarebbe anticipata sul lavoro! In realtà, senza che se ne controllasse la veridicità, le era stata concessa una proroga biennale con la motivazione che la ditta non era riuscita a finire il quantitativo approvato. Nel frattempo, centinaia e centinaia di blocchi, sotto gli occhi di tutti, tranne quelli del Comune e dei Guardiaparco, venivano depositati nei terreni comunali, anche non in concessione e i detriti abbandonati nei versanti vergini che non le appartengono. Il Comune, generosamente, le ha concesso di lasciare in situ i detriti che per legge avrebbe dovuto essere allontanati, e di far scendere tutti i blocchi estratti e accantonati pagando i 17 euro a tonnellata previsti come tassa marmi. È comprensibile, dunque, che protesti sui nuovi valori per quanto scesi da 160 a 153 euro a tonnellata: sta anche spendendo per una ricerca storica che dimostri che la cava è sua e non della collettività».

E conclude: «Attendiamo lumi dal Tar, ma soprattutto dalla Corte dei Conti sui nuovi valori del marmo!». —

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