La manifestazione
Doppio processo per stalking: «Continua a perseguitarmi»
Sull'auto dell'uomo installato un Gps
CARRARA. Una storia che si ripete. O meglio, un incubo che si ripete e che si chiama stalking. Quattro anni fa aveva denunciato l’uomo (un artigiano) che la perseguitava da tre anni con pedinamenti e appostamenti sotto casa, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Costringendola a vivere in un incubo fatto di presenze fisse davanti al proprio luogo di lavoro e una perdita di sicurezza e tranquillità. L’uomo, 51 anni, assistito dall’avvocato Stefano Rossi, era finito a processo per stalking: il giudice Elisabetta Congiusta nel luglio del 2015 lo aveva assolto “perché il fatto non sussiste”. Si rivelò, allora fondamentale, la testimonianza del datore di lavoro dell’uomo, che aveva dichiarato che in alcuni dei casi di appostamento denunciato dalla donna, lui si trovava in realtà al lavoro. La vicenda giudiziaria finì così. La donna nel frattempo si sposò e cambiò comune di residenza. Quello che sembrava un brutto ricordo torna una amara realtà alla fine del 2016: la donna di separa e torna a vivere nella casa di famiglia. E, subito, ricominciano i pedinamenti. Nel settembre del 2017 la donna denuncia di nuovo il suo persecutore, l’uomo con cui, è stato ribadito in aula, lei non ha mai avuto una relazione, mai un approccio, tanto che non hanno neppure il numero di telefono l’uno dell’altra. Solo un fugace incontro al bar, tanti anni prima, e poi quella silenziosa persecuzione.
Dopo la denuncia nell’auto dell’uomo viene installato un dispositivo Gps che, di fatto, rivela i passaggi davanti a casa della donna che lo accusa di stalkign. A quel punto viene applicata la misura cautelare che gli impedisce di frequentare gli stessi luoghi della quarantenne e di avvicinarsi a meno di cento metri. Ma le cose continuano a non risolversi tanto che la donna, nel maggio dell’anno seguente sporge una nuova denuncia: «Le misure cautelari non stanno funzionando - avrebbe detto in sostanza la donna - La mia persecuzione continua». Le cose a quel punto cambiano. Le misure applicate nei confronti dell’uomo diventano arresti domiciliari. Arriva quindi il ricorso al Tribunale del riesame di Genova e c’è un nuovo colpo di scena nella vicenda approdata ieri nuovamente in tribunale. I domiciliari vendono modificati: l’uomo ha soltanto il divieto di uscire dal comune di Carrara (la donna lavora fuori) e di allontanarsi da casa dalle 18 alle 23. Ma a quanto pare neppure questo basta. E così l’uomo (sempre assistito dal legale Stefano Rossi) si ritrova a processo, con l’accusa di stalking. Ieri ha dato la sua versione dei fatti, negando tutto. Sono stati sentiti anche alcuni testimoni che hanno in parte riscontrato delle incompatibilità rispetto alla ricostruzione della donna. —A.V..
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