Toscana
«I lavori eseguiti nel 2007 la causa del primo crollo al teatro Politeama»
La Caprice si difende: sopra la colonna che ebbe il cedimento fu costruito un massetto di cemento armato da 90 tonnellate
CARRARA. I due appartamenti furono venduti nel 2006. Nel 2007 l’inizio dei lavori di ristrutturazione. Qualche mese dopo, nel giugno 2008, avvenne il crollo della colonna del foyer. . Questa la linea difensiva su cui punterà Caprice: l’estraneità a qualsiasi tipo di responsabilità nel primo crollo al teatro Politeama, e l’asse accusatorio spostato sui lavori eseguiti al quarto piano da chi acquistò i due appartamenti nel 2006 dalla società carrarina. Sopra i due appartamenti, della superficie complessiva di 300 metri quadrati, fu realizzato un mazzetto per l’impianto radiante, che ai tempi richiedeva uno spessore consistente. Ventidue centimetri, una colata di cemento armato di 90 tonnellate secondo i calcoli. Sarebbero state queste, secondo la Caprice, a provocare il crollo del 2008, creando un sovraccarico che portò al cedimento della colonna.
Il processo riprenderà domani. Si tratta della seconda udienza dopo la riassegnazione. Dopo vari avvicendamenti e giudici trasferiti (prima Garofalo, poi Sgambati) il fascicolo è passato nel luglio dello scorso anno nelle mani della giudice Valentina Prudente. A rispondere di crollo colposo i soci della Caprice, 15 in tutto, imputati a vario titolo. E che alla vigilia dell’udienza anticipano la linea difensiva (peraltro in parte già emersa nella prima udienza) dell’avvocato Alessio Menconi. La teoria della Caprice sposa l’ipotesi di un tetto troppo pesante e abbassa la responsabilità a due piani sotto. «Se in aula ci viene data la possibilità di spiegare il nostro avvocato potrà dimostrare che sopra la colonna poi ceduta fu costruito un massetto di cemento armato alto 22 centimetri e del peso di 90 tonnellate».
La Caprice sposta quidi la tesi accusatoria sull’intervento di ristrutturazione eseguito al quarto piano da chi aveva acquistato nel 2006 i due appartamenti da 150 metri quadrati ciascuno, iniziando nel 2007 i lavori.
Nella prima udienza, interrogando il perito Morello Morelli (testimone del pubblico ministero Alberto Dello Iacono) l’avvocato Menconi ha già peraltro fatto emergere che sopra la colonna ceduta erano state colate 90 tonnellate di cemento armato. «La verità sta venendo a galla – dicono dalla Caprice – nonostante le accuse lanciate, anche recentemente, da alcuni che vivevano nel palazzo. Da parte nostra, ribadiamo piena fiducia nell’operato della magistratura».
E nel contempo i soci tirano fuori fai cassetti la perizia di idoneità statica del 2006 dell’ingegner Gerardo Claps, che consentì alla Conferenza dei servizi di rilasciare il permesso. Fino al primo crollo di due anni dopo, a cui seguì nel marzo 2011 un nuovo crollo.
Passati sette anni il processo per i crolli al Politeama era soltanto ai primi passi. O meglio, qualche passo lo aveva fatto, ma nel 2018 si è dovuto tornare indietro e ricominciare. Sì perché il procedimento è stato assegnato ad un nuovo giudice, Valentina Prudente, e in caso di riassegnazione la legge consente di risentire i testimoni. Non che i testi escussi fossero molti – tre – ma gli avvocati non hanno accettato che fossero semplicemente acquisiti gli atti già prodotti.
Il 26 aprile si svolgerà la seconda udienza. Con i soci della Caprice che, alla luce delle recenti accuse di alcune persone che vivevano nel palazzo, anticipano la linea difensiva. «Anche noi vogliamo la verità e ridare alla città il suo teatro prima possibile». Teatro, cinema, sede dello storico circolo anarchico Germinal, il palazzo disegnato nel 1888 da Leandro Caselli meriterebbe risposte e una celere rinascita. –
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