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Benedetti: «Il Cermec è un fallimento»

Benedetti: «Il Cermec è un fallimento»

Il presidente del consiglio comunale: «Acquisti di fabbricati fuori mercato, presenterò un esposto alla Corte dei Conti»

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massa. Il presidente del consiglio comunale Stefano Benedetti va all’attacco della vecchia amministrazione Volpi sulla gestione del Cermec, che definisce «non solo un fallimento politico, ma un vero e proprio danno alle casse pubbliche che fino ad oggi non è mai stato contestato a nessuno». E spiega che di questo informerà la Corte dei Conti.

Ma cosa contesta Benedetti ai suoi avversari politici? Perlopiù acquisti di aree e fabbricati, a suo dire fuori mercato. E una strana connessione con il mondo del calcio. «Accedendo all’interno dell’azienda dal cancello di via Longobarda - scrive Benedetti - si può osservare sulla destra una struttura prefabbricata e ormai obsoleta, acquistata dall’azienda direttamente dalla Società Carrarese Calcio esattamente due anni fa ad un prezzo decisamente alto, fissato in euro 34.170,00. Si trattava di fabbricati inutilizzati in procinto di essere rottamati e che attualmente sono ancora li abbandonati. Nel merito, credo che sia necessario avviare una indagine per accertare eventuali danni».

Ma non è l’unica problematica che Benedetti crede di ravvisare. «C’è l’area che comprende gli uffici amministrativi, acquistata in pieno concordato amministrativo per la somma di un milione e settecentomila euro area adiacente all’impianto di circa 10 mila metri quadri di proprietà di Imerys e ciò in nome di un contenzioso all’epoca già in essere con la stessa società per problemi di bonifiche dell’area dove insistevano i loro impianti, per l’inquinamento causato dal vecchio inceneritore gestito da Cermec negli anni ’70. La motivazione dell’acquisto, peraltro ad un prezzo molto alto e fuori mercato, se si considera che all’epoca rientrava nel Sito di Interesse Nazionale ed attualmente invece nel Sito di Interesse Regionale, fu la volontà di voler disdire il contratto di locazione delle aree di via Longobarda nelle quali si svolgono le attività di trattamento della raccolta differenziata che mai fu disdettato e per il quale continuiamo a pagare a Fin-Lor un canone di locazione pari ad euro 400 mila euro annui».

E affonda: «L’azienda non ha mai provveduto ad effettuare gli investimenti impiantistici, quelli più importanti e strategici ai fini di un miglioramento del servizio pubblico di trattamento dei rifiuti».

C’è poi il capitolo assunzioni. «Contesto la decisione di individuare figure esterne , inserendole perfino nell’organigramma aziendale, forse per seguire il concordato secondo i crismi contabili delineati dal tribunale fallimentare , scelta che ha comportato l’attribuzione di procure speciali ad un commercialista esterno e ad una figura dirigenziale di Amia con delega al personale. Tra l’altro quasi contemporaneamente alla nomina , l’azienda aveva attribuito una ulteriore delega ad un quadro aziendale, a tale Stefano Donati, peraltro inquadrato con contratto di lavoro da giornalista, probabilmente difforme rispetto al comparto ambiente».

Conclude chiedendo «di verificare tutte le procedure di lavoro compreso ad esempio il tempo di fermata delle matrici umide entranti nei parchi di maturazione, la situazione attuale degli impianti ed un impegno preciso sull’assunzione di un nuovo direttore con competenze ambientali specifiche». —

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