Il Tirreno

violenza di genere 

Effetto Codice Rosa: in un anno 130 donne al pronto soccorso per maltrattamenti

Manuela D’Angelo
Effetto Codice Rosa: in un anno 130 donne al pronto soccorso per maltrattamenti

Massa-Carrara, studenti e operatori a confronto in un convegno al Noa. La pm Conforti: riflettere su ciò che sta dietro ai femminicidi

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massa. «Che differenza c’è tra un omicidio e un femminicidio, se comunque viene uccisa una persona?» È questa la domanda di uno studente, maschio, rivolta alla sala dell’auditorium del Noa di Massa, davanti alla “rete antiviolenza”, Pronto soccorso, assistenti sociali, psicologia ospedaliera, Carabinieri, Polizia, magistratura, centri specializzati e Regione Toscana, un insieme di soggetti riuniti per parlare della violenza di genere, dei retaggi culturali, della legge del più forte, che si impara fin da piccoli, assieme ai ragazzi delle scuole del territorio. La risposta nelle parole della sostituto procuratore di Massa Carrara, Alessandra Conforti: «Dal punto di vista del diritto non c’è differenza. Il reato è lo stesso, e con lo stesso impegno ci prefiggiamo di scoprirlo e di condannarlo. Credo sia un grande passo in avanti per un ragazzo giovane pensare a uomo e donna come a due persone. Vuol dire- continua la Conforti- aver capito che uomo e donna hanno la stessa importanza, perché sono, anzi siamo, uguali. È però ciò che sta dietro all’omicidio di una donna, cioè ad un femminicidio, quello che ci deve far riflettere. Sono le motivazioni che spingono un uomo a recare violenza su una donna che aprono ad una discussione molto ampia e complessa- conclude- E’ ciò che sta dietro al femminicidio che dobbiamo approfondire, studiare e combattere».. La giornata di lavoro che si è svolta al Noa parte da un progetto realizzato dagli istituti scolastici Salvetti, Meucci, Galilei e Palma, coordinati da Mirella Cocchi, delegata regionale della commissione per le Pari opportunità, con il supporto di Patrizia Vannucci, medico del Pronto soccorso apuano e referente per l’ambito di Massa e Carrara del “Codice rosa”, ovvero di quel percorso che viene attivato appena una donna che ha subito violenza varca la soglia dell’ospedale. «Quando una donna che ha subito violenza arriva al pronto soccorso- racconta la dottoressa Vannucci - non deve solo essere medicata, deve essere compresa, accudita e salvata da ciò che le aspetta dopo. Quindi si attiva la rete: la psicologa ospedaliera, i servizi sociali, se c’è bisogno, le forze dell’ordine, la Procura, pediatri se ci sono di mezzo minori».

I ragazzi delle scuole sono entrati in contatto con questo mondo, hanno intervistato i soggetti della rete anti violenza, fatto visita agli uffici di polizia e carabinieri, nelle stanze del centro Duna, dalla Pm Alessandra Conforti. Hanno prodotto interviste, un video racconto e una canzone, musica e testo, per raccontare quanto hanno imparato. Si è discusso su frasi tipicamente dette con leggerezza da tanti giovani: “Cosa ho fatto di male?” riferiti a comportamenti e atteggiamenti capaci di “mettere in soggezione” una ragazza, “intimidire” una compagna, “farla sentire inferiore”, “debole” e “diversa”. Gesti che, inconsapevolmente, insinuano il seme della discriminazione, e chissà in futuro anche quello della violenza: come scattare una foto ad una compagna in minigonna e mandare l’immagine sui telefonini della chat di classe. “E’ uno scherzo, non ho fatto niente di male”, pensa la maggior parte di loro.

Non è così, spiega Gabriel Del Sarto, docente e formatore: «Dobbiamo insegnare ai giovani che il rispetto parte da lì, dal capire che se si continua a considerare la compagna di classe come un essere diverso, fragile, da poter prendere in giro, la cultura della non violenza non avrà mai spazio». Nel ricordare “Onda”, la fondazione che ha riconosciuto all’ospedale di Massa due bollini rosa, quale ospedale “a misura di donna”, la responsabile del Ps Patrizia Vannucci ha fornito al Tirreno gli ultimi dati riguardanti gli accessi da codice rosa al Noa di Massa: «Nel 2018- dice- 130 codici rosa, tutte donne maltrattate fisicamente. Hanno una età tra i 25 e i 60 anni, sono per metà italiane e per metà straniere più o meno. La maggior parte, tengo a specificarlo, ha subito violenza da uomini italiani. Siamo purtroppo sicure che queste 130 non siano tutte, ma che molte donne ancora non abbiano avuto il coraggio di denunciare e di presentarsi al pronto soccorso. Infine, anche se non abbiamo ancora i dati precisi del 2019, in questi primi mesi posso dire che gli accessi sono aumentati. Un bene da una parte, perché significa che le donne hanno capito che qui trovano un aiuto concreto, ma un male dall’altra, perché ci rendiamo conto che la spirale di violenza sulle donne non si è placata». —

Manuela D’Angelo

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