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il processo 

Violenze sulla figlioletta, condannato a sette anni

Libero Red Dolce
Violenze sulla figlioletta, condannato a sette anni

La denuncia era partita dalla madre di una amica e dagli insegnanti della scuola della ragazzina, all’epoca undicenne

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MASSA. Era calata una cappa d’irrespirabile silenzio su quello che aveva fatto alla figlia di 11 anni, lunghi mesi di violenze sessuali scoperte per caso a scuola. Ma il velo si è squarciato e nel processo che ne è seguito per il padre della vittima è arrivata una condanna: sette anni per violenza sessuale su minore.

A deciderlo è stato il giudice Augusto Lama dopo una lunga camera di consiglio. Quello che ha fatto alla figlia, le prove emerse a suo carico, in particolare durante l’incidente probatorio protetto durante il quale è stata sentita la bambina, hanno convinto il giudice della colpevolezza dell’uomo.

Per tanto tempo però era riuscito a celare tutto. Abusava della figlia, si parla purtroppo di rapporti completi, sfruttando i momenti di assenza della madre. La figlia però non parla, anche se in lei qualcosa si frantuma. La gioia di vivere, la sua naturale allegria e propensione alla socievolezza, si eclissano in un silenzio cupo. Ostinato. Anche a scuola parla meno, ma non sa ancora dare forma e parole all’incubo che sta vivendo. E, almeno all’inizio, nessuno la interroga in proposito.

Il tempo prosegue così, mentre lei sprofonda in uno stato d’animo inquieto. Che si porta dietro anche a scuola. La ragazzina, in classe alle medie, d’un tratto comincia ad avere atteggiamenti strani. È turbata, facile al pianto, appare alienata. Il suo carattere ha un cambiamento così repentino e netto che è impossibile non accorgersene.

Addosso si porta il fardello di una vergogna che non ha un nome, ma che la fa sentire a disagio. E per rompere questo muro si affida a un’amichetta, una compagna di scuola e di giochi di cui si fida.

Le visioni che evoca nella sua coetanea sono talmente tremende, così impensabili, che ovviamente turbano anche la confidente. Lei però ne è fuori e per cercare di capire racconta tutto alla madre. Quella confidenza tra amichette, per schiudersi, per aprirsi, non ancora per denunciare, diventa la fortuna della bambina.

Arrivata alle orecchie di un adulto, quella storia chiaramente si staglia in tutto il suo profilo scuro e terribile. La madre, dopo aver approfondito con la figlioletta quanto sentito, decide di parlare con le insegnanti. I puntini si uniscono: l’umore tetro, le ansie, la chiusura. A quel punto tutto sembra avere una spiegazione. Sarà il vice preside della scuola, raccolti tutti gli elementi, a presentare denuncia alla procura.

Del caso si occupa la sostituto procuratore Alessandra Conforti, che guida il pool della procura a tutela dei soggetti deboli. Al padre viene immediatamente comminata una misura restrittiva: non potrà avvicinarsi alla figlia.

Lui la rispetta, di colpo svanisce dalla vita della famiglia. La compagna, saputo delle violenze, lo aveva subito cacciato fuori di casa. A inchiodarlo però è proprio la testimonianza della figlia, ascoltata in una situazione protetta con l’ausilio di una psicologa. Quello che racconta purtroppo è attendibile, veritiero. L’uomo in aula non si presenterà mai, soltanto in un colloquio con l’ormai ex compagna negherà ogni accusa.

Assistito dall’avvocato Riccardo Pastori, del foro di La Spezia, per il momento non andrà in prigione. Molto probabilmente ci sarà un ricorso in appello. In carcere peraltro c’è già stato per reati contro il patrimonio e per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. Mamma e figlia invece hanno ripreso la loro vita insieme, cercando di ricostruire quella normalità così brutalmente devastata dall’uomo. —
 

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