Attenzione
Frana di Lavacchio: «Speravo in una fine»
Parla l’uomo che ha perso moglie e figlio sotto il fango «Aspetto le motivazioni. Coltivo sempre la ricerca della verità»
massa. Antonio Guadagnucci sotto quella terribile frana a Lavacchio ha perso la moglie Nara e il piccolo Mattia. Ammette che la decisione della Cassazione, con l’accoglimento dei ricorsi presentati da chi, in appello, era stato condannato, lo rammarica: «Dopo 9 anni - premette ad ogni riflessione - sono stanco. Stanco di combattere. Io speravo che la Cassazione mettesse la parola “fine”. Invece si riapre un percorso, una vicenda dolorosa. Non contesto in alcun modo i giudici - sottolinea - rispetto la loro decisione perché è a loro che compete pronunciarsi. Spero soltanto che adesso non seguano nuove perizie sull’accertamento della eccezionalità delle piogge quell’anno». Perché è su quelle perizie che si è giocata tutta la dialettica accusa -difesa. I legali degli imputati, infatti, hanno sempre sostenuto che si sia trattato di eventi atmosferici di eccezionale entità e che, quindi, non fosse stata una cattiva manutenzione a determinare o a concorrere alla frana.
Antonio Guadagnucci, in ogni caso, ritiene che maggiore chiarezza sulla decisione della Cassazione si avrà soltanto nel momento in cui la Suprema corte depositerà le motivazioni:« Ad ora - chiarisce e con lui i suoi legali- non è dato sapere quali siano i motivi che hanno indotto la Cassazione a rinviare il processo in Corte d’appello per un nuovo esame. Ancora non si sa, quindi - aggiunge Guadagnucci - se la Corte d’appello dovrà procedere o meno alla rinnovazione dell’istruttoria, se invece dovrà procedere ad una nuova valutazione circa la responsabilità penale degli imputati o soltanto alla definizione dell’entità della pena da erogare».
Ma Antonio Guadagnucci ci tiene anche a chiarire la sua posizione nel procedimento distinguendo gli interessi civilistici «che trovano tutela all’interno del processo», dalla «ricerca della verità».
«In merito alla revoca di costituzione delle parti civili - spiega, infatti - la compagnia assicurativa Unipol Sai ha provveduto ad effettuare una offerta risarcitoria accettata dalle parti che, be lungi, dal riparare il dolore che abbiamo provato, proviamo e proveremo per tutta la vita, hanno tuttavia esaurito gli interessi meramente civilistici che, soli, trovano tutela all’interno del processo. La famiglia Guadagnucci - spiega Antonio sostenuto dai legali - coltiverà sempre interesse alla ricerca della verità su quanto accaduto auspicando che vengano accertate le responsabilità penali che ad oggi non risultano escluse nonostante la decisione della Corte».
A ricorrere alla Cassazione sono stati Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia, Mauro Alberti, responsabile servizio strade, Antonio Cirillo, il professionista che ha certificato i lavori. Dopo la sentenza di assoluzione in primo grado, tutti e tre sono stati condannati in appello: due anni per omicidio colposo plurimo con sospensione della pena. I giudici genovesi pronunciarono sentenza di assoluzione, invece, per gli altri tre imputati: Libero Ballerini, capo cantoniere, Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa e il titolare della ditta, Paolo Busticchi. —
C.S.
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