Gioco
Dal forno di casa all’Olimpo delle pizze La storia di Daniel Favero di Ometto
Il suo segreto? «Ingredienti di alta qualità e le farine con il germe di grano. Costano il doppio, ma ne vale la pena»
Non ci sono dubbi: uno dei testimonial della pizza apuana di qualità è Daniel Favero (28 anni) della trattoria pizzeria da Ometto di Bedizzano. Non a caso è il re delle pizze europee. Titolo guadagnato vincendo il concorso “Giropizza d'Europa” nel 2014. Senza contare tutti gli altri trofei nazionali ed internazionali. E in questi giorni potrebbe arrivare la consacrazione a livello mondiale: ha partecipato ai campionati mondiali di pizza a Parma. Daniel è il nipote di Francesco Farsetti, il fondatore della trattoria da Ometto, scomparso nel 2011. La sua passione per la pizza nasce per caso anni fa, al tempo in cui era iscritto alla facoltà di ingegneria. Nessuna tradizione famigliare. Daniel voleva fare l’ingegnere. Mentre studia a casa si appassiona alla pizza di qualità guardando filmati su Yuotube. Poi un giorno decide di provare ad impastare lui stesso. Daniel muove i primi passi come pizzaiolo nella cucina di casa sua, ma soprattutto usando un normalissimo forno elettrico. Decide che l'università non fa per lui e sceglie di cambiare radicalmente vita. Si iscrive ad un corso per pizzaioli organizzato dalla “Scuola italiana pizzaioli” di Massa. Lo supera e dice in casa che cererà un lavoro in una pizzeria della zona. Da qui inizia la sua carriera tra farina e impasti. La famiglia gli suggerisce di lavorare da loro, dove ci sono piatti tipici che spesso non piacciano ai bambini. Lui dice sì e da semplice pizzaiolo per bambini è entrato nell'Olimpo dei professionisti.
Il segreto? «Tanta passione - racconta - ma soprattutto tanto studio e tanta tecnica. Anche se il segreto principale di una buona pizza sono le materie di qualità. Puoi essere bravo quanto vuoi, ma se gli ingredienti non son il top non fai una pizza di qualità».
E non a caso per mangiare le sue pizze arrivano anche da Pietrasanta e Spezia. L'altro segreto sta nelle farine e nel saperle miscelare: «Io uso farine che contengono il germe di grano - prosegue - costano il doppio ma ne vale la pena. Di solito il germe di grano, il cuore del chicco, viene scartato perché incide sulla conservazione della farina, nel senso che scade prima. Nelle altre farine però vengono a mancare proteine o oli essenziali che fanno la differenza».
Ma non è tutto: Daniel come sempre quando partecipa ad una gara crea un gusto di pizza da riproporre nel suo locale. In occasione dei mondiali ha ideato la "50 sfumature di pomodoro" con base di datterini gialli stellati, burrata pugliese, maionese di pomodoro, polvere di pomodoro, pomodorino fresco e scorza di limone, e la “Su Misura2 ispirata ad un antipasto dell'omonimo locale cittadino. C’è una base di tartare di melanzane, del polpo cotto in sottovuoto, dei pinoli tostati, pomodorini confit (caramellati) ed una riduzione agrodolce di prugna essiccata. —
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