Il Tirreno

la battaglia sui bacini 

Confindustria: non è una sconfitta totale Il Comune: una vittoria per tutta la città

Alessandra Vivoli
Confindustria: non è una sconfitta totale Il Comune: una vittoria per tutta la città

Gli imprenditori sulla “bocciatura” dei ricorsi: «Apertura sugli sforamenti». L’amministrazione: «Chiarezza sui perimetri»

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Commenti e botta a risposta a distanza fra Confindustria e Comune all’indomani della sentenza del Tar che ha respinto i ricorsi presentati dalla stessa associazione degli idnustriali e una serie di aziende per quel che rigaurda le perimetrazioni dei piani di coltivazione.

Confindustria

«Ovviamente la sentenza del Tar non ci lascia soddisfatti, ma leggerla come una totale sconfitta delle nostre ragioni ci appare fuorviante perché i giudici amministrativi nelle loro motivazioni aprono alle nostre osservazioni per quanto riguarda gli sforamenti e suggeriscono una soluzione che preveda un margine di tolleranza che eviti il blocco delle lavorazioni» così l'associazione industriali di Massa Carrara commenta le sentenze del Tar su due ricorsi presentati dalle aziende lapidee contro le decisioni dell'amministrazione comunale di Carrara che ne avevano fermato le lavorazioni.

«I giudici amministrativi a pagina 18 delle motivazioni - continua la nota - scrivono nero su bianco che lo sforamento può avvenire anche per fatti non imputabili all’escavatore, quale ad esempio un imprevisto che richieda una rapida eliminazione per motivi di sicurezza. In tali casi non è ragionevole attendere i tempi del (nuovo) procedimento autorizzatorio i quali, per gli interessi pubblici rilevanti coinvolti, non possono essere brevi. Un margine di tolleranza adeguato entro cui effettuare la variazione con segnalazione certificata di inizio attività appare soluzione ragionevole; quella che invece stride è la previsione di un limite di tolleranza generalizzato e determinato in termini quantitativi (1.000 m³) per ogni cava, qualunque ne siano le dimensioni. Un conto è una cava con fronte pari, ad esempio, a metri 500; altro conto è la cava con fronte esteso per chilometri: in quest’ultima si può ragionevolmente ritenere che sia facile arrivare, si ripete per fatti anche non addebitabili all’escavatore, a colmare il margine di tolleranza oggi vigente o addirittura superarlo senza rendersene conto, ciò che comporta (de futuro) la gravissima conseguenza della decadenza dall’autorizzazione».

«Dunque – spiega Assindustria - nelle motivazioni i giudici rilevano che possono presentarsi situazioni, anche collegate alla sicurezza, in cui non è ragionevole attendere i tempi del nuovo procedimento autorizzatorio. E non a caso scrivono che “un margine di tolleranza adeguato entro cui effettuare le variazioni con segnalazione certificata di inizio attività appare soluzione ragionevole”. Insomma i giudici ritengono che sia necessaria una normativa che tenga conto delle peculiarità sia delle lavorazioni in cava sia delle differenze fra diversi siti estrattivi. E' questa una indicazione che riteniamo possa essere utile nel confronto che stiamo portando avanti e vogliamo continuare a portare avanti con le istituzioni e le parti sociali al fine di arrivare a una definizione condivisa delle regole del settore lapideo che sia in grado di restituire a imprese e lavoratori quelle certezze che oggi, purtroppo, mancano» concludono gli industriali.

Il Comune

Se la Confindustria parla di una bocciatura solo a metà con un’apertura sugli sforamenti, o meglio sulla interpretazione degli imprenditori sugli sforamenti, il Comune è decisamente soddisfatto.

« L’amministrazione comunale esprime soddisfazione per la sentenza del Tar in merito al ricorso presentato da alcune ditte dell’escavazione sulla vicenda dei fuori piano - si legge in una nota stampa di Palazzo civico - La sentenza oltre a evidenziare che «il marmo è una risorsa non riproducibile e che pertanto il controllo sul suo corretto utilizzo non può che essere penetrante stante la sua importanza per l’economica della zona» sancisce la bontà dell’operato dell’Ufficio Marmo che – si legge - «ha fornito la corretta interpretazione delle autorizzazioni chiarendo che le stesse hanno a oggetto non l’intero complesso estrattivo bensì i siti ivi perimetrati nei quali è concretamente assentita l’attività».

«L’amministrazione - si chiude la nota del Comune - coglie l’occasione per ringraziare l’avvocatura comunale per l’ottimo lavoro svolto in un contenzioso particolarmente delicato non solo per il Comune ma per la città tutta».

—

Alessandra Vivoli

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa