Il Tirreno

disuguaglianze di genere 

Elena Mosti: che errore togliere i nomi al femminile

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MASSA. «Ancora un piccolo enorme passo verso la disuguaglianza»: è il commento della consigliera di minoranza Elena Mosti all’approvazione in commissione Affari Istituzionali dell’emendamento che toglie il genere femminile nella bozza del nuovo regolamento del consiglio comunale.

«Si minimizza su un concetto importante – dice la Mosti – facendolo passare come una lotta puerile ed una presa di posizione sterile. Niente di più sbagliato. Quello della differenza di genere dovrebbe essere argomento all'ordine del giorno. A chi dice che ci sono problemi ben più importanti da risolvere in città rispondo che è vero, e proprio per questo non dobbiamo indietreggiare su concetti fondamentali per una società degna di questo nome. Il linguaggio è l’espressione di una cultura, di un pensiero e di un'idea di mondo: va in parallelo con la rappresentazione della realtà. Quando i modi di fare, i gesti e le parole verso il progresso e il rispetto delle differenze tardano a concretizzarsi, proprio il linguaggio può fare da traino per il cambiamento. Perché anche da semplici cose, apparentemente non importanti, passa la battaglia contro gli stereotipi di genere che pesano, anche con riscontri dolorosi e forti, sulla vita del nostro Paese».

La consigliera cita Nicoletta Maraschio, già presidente dell’Accademia della Crusca, «che vedeva come un' opportunità quella di utilizzare il genere grammaticale femminile per indicare i ruoli istituzionali (la ministra, la presidente, la consigliera,l'assessora, la deputata). Tesi che anche il nuovo presidente Claudio Marazzini invita ad approfondire. Ci sono appunto ruoli e professioni, che conosciamo al femminile solo da pochi decenni perché prima l'accesso a tali attività era negato o comunque molto difficile da raggiungere da una donna. Infermiera, operaia, attrice, maestra: sono tutti entrati nel linguaggio comune attraverso il cambiamento del mondo e viceversa. Lo ricordo nuovamente: circa 70 anni fa non ci era concesso neppure votare».

Elena Mosti conclude invitando l’assessora Amelia Zanti «ad aiutarci a far riflettere il consiglio comunale su questi temi, magari anche attraverso una seduta di commissione o di consiglio». —

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di Redazione web