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la decisione 

Vignozzi, respinto il ricorso in Cassazione Rimane in carcere

Vignozzi, respinto il ricorso in Cassazione Rimane in carcere

Si trova all’ergastolo per il pensionato che uccise Taibi Diversi i motivi tecnici che stabiliscono l’inammissibilità

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carrara. Dopo che in secondo grado l’impianto della sentenza di primo era stato confermato, ieri è arrivata anche il parere di inammissibilità per il ricorso di Roberto Vignozzi in Cassazione. Dunque rimane in carcere l’uomo incolpato dell’omicidio volontario del carabiniere Antonio Taibi.. La corte di Cassazione rileva l’inammissibilità per una serie di motivazioni tecniche che vanno dai motivi non sorretti da concreta specificità e pertinenza censoria ai motivi manifestamente infondati.

Vignozzi è difeso dall’avvocato di Genova Paolo Lavagnino, mentre la parte civile, Maria Vittoria Mari è invece assistita dal legale Riccardo Balatri.

Ergastolo confermato quindi. La scelta di ricorrere in appello è stata della difesa che già nell’ appello, allora Vignozzi era difeso dall’avocato Enrico Di Martino, ha riproposto la linea difensiva già sostenuta in aula, durante il processo di primo grado, ed esposta e rafforzata in arringa: «Non è stato un delitto premeditato, non è stato neppure un gesto volontario - era l’argomentazione del legale - Vignozzi deve essere condannato per omicidio preterintenzionale e soprattutto non possono essergli contestate le aggravanti elencate dal pubblico ministero (motivi futili e abietti)piuttosto devono essergli riconosciute le attenuanti generiche».

In particolare la difesa ha sempre sostenuto che quella mattina del 27 gennaio 2016 il Vignozzi non volesse sparare per uccidere:una pistola che, estratta dal Vignozzi solo per minacciare, batte contro lo sterno del postino fino all’esplosione del colpo che uccide il maresciallo. Tesi questa che non ha mai convinto la corte di assise.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle inchieste il maresciallo Taibi era diventato un’ossessione per il pensionato dopo che aveva visto i due figli condannati per reati legati allo spaccio di droga. Indagini di cui si era occupato proprio il maresciallo identificato dall’ex portalettere come il nemico. Una vicenda complessa e delicata. —



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