Il Tirreno

l’emendamento in commissione 

Regolamento del consiglio, i nomi solo al maschile

C.S
Regolamento del consiglio, i nomi solo al maschile

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massa. L’emendamento passa. Si astiene Agostino Incoronato (Uniti per la città), votano contro Uilian Berti (Mdp), Gabriele Carioli (Pd), Elena Mosti (Volpi sindaco) e Luana Mencarelli (M5S). Ma la maggioranza ha i numeri per approvarlo, così nelle bozza del nuovo regolamento del consiglio comunale, in discussione in commissione Affari Istituzionali, l’unico genere citato è quello maschile. Il sindaco, il consigliere, il cittadino.

La minoranza l’approvazione di quell’emendamento la fa notare e la considera segnale di un atteggiamento da parta della maggioranza: «Quella bozza - spiega Gabriele Carioli - è stata stesa durante la precedente amministrazione con il riferimento ad entrambi i sessi e l’esplicita volontà di riconoscere il ruolo delle donne. Se nell’atto si riportavano soltanto le lettere finali (consigliere\a) e la cosa risultava complessa, beh avremmo potuto, come abbiamo proposto, scrivere le parole per esteso (consigliere\consigliera). Invece la maggioranza è rimasta sulle sue posizioni. Io credo che citare il genere femminile sia una forma di rispetto per le donne e il riconoscimento del loro ruolo anche nelle istituzioni, soprattutto oggi, di fronte ad un sempre maggiore impegno delle donne nella vita politica e sociale. Quell’impegno va riconosciuto. Anche nel linguaggio e nell’uso delle parole».

Gabriele Carioli fa notare che a votare a favore sono stati soltanto uomini: «Le donne presenti, Mosti e Mencarelli, hanno votato contro. Dina Dell’Ertole era assente». Di tutt’altra opinione, invece, Antonio Cofrancesco che l’emendamento lo ha proposto e lo motiva spiegando che lo scopo era allineare il regolamento allo statuto in cui viene riportato solo il genere maschile:«Io ho addirittura proposto, nel caso fosse rimasto il riferimento ad entrambi i generi, di anticipare il femminile al maschile. Il mio emendamento voleva armonizzare regolamento e Statuto e rendere più fluida la lettura. Non mi muove certo la volontà di screditare le donne. Assolutamente no». «Vero - ribatte Carioli - lo statuto cita solo il maschile ma perché la maggioranza lo ha già modificato con un precedente emendamento». —C.S

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