Il Tirreno

l’importante riconoscimento 

Orazio Benelli “accolto” tra i Georgofili a Firenze

Riccardo Sordi
Orazio Benelli “accolto” tra i Georgofili a Firenze

Domani uno dei volti simbolo dell’enogastronomia pontremolese sarà premiato Dopo una prima vita a Milano, negli anni ’90 il ritorno al podere e l’ascesa

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pontremoli. Orazio Benelli da domani entrerà a far parte ufficialmente dell’Accademia dei Georgofili. Insomma proprio domani uno dei volti simbolo della tradizione agricola ed enogastronomica della Lunigiana (noto per il suo agriturismo podere “Benelli” ad Oppilo, frazione di Pontremoli), otterrà questo importante riconoscimento a Firenze, nel suggestivo Salone del Cinquecento a Palazzo Vecchio, ricevendo il Diploma di Accademico aggregato dalle mani del presidente dell’Accademia, Massimo Vincenzini.

Una cerimonia importante, all’interno dell’inaugurazione del 266° Anno Accademico dei Georgofili, che vedrà la partecipazione di numerose autorità, tra cui il sindaco di Firenze Dario Nardella. Per capire l’importanza di questo riconoscimento basta fare una breve ricerca per capire l’alto valore storico e culturale dell’Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze nel 1753 è la più antica istituzione italiana che promuove il progresso delle scienze e delle loro applicazioni in agricoltura, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo del mondo rurale. Ne fanno parte insigni studiosi e personalità che si sono distinte in questo ambito professionale. E ad ulteriore dimostrazione dell’alto valore di questo riconoscimento, Orazio Benelli si può vantare di essere il primo lunigianese a potersene insignire.

Ne parliamo con lui proprio alla vigilia di questa premiazione e Benelli non nasconde la soddisfazione ed anche un pizzico di sorpresa per l’importante riconoscimento ottenuto «so che c’è una commissione incaricata di proporre e valutare i nomi dei nuovi aggregati ma davvero non ho avuto sentore di essere, per così dire, sotto esame».

Ma del resto da buon pontremolese, capace e tenace, Benelli ha sempre saputo emergere, sin da quello che lui chiama la sua “prima vita” ovvero quando negli anni ’60, per impegni lavorativi, si era dovuto trasferire a Milano e nel capoluogo lombardo aveva iniziato un’importante carriera nell’ambito manageriale.

Poi il richiamo di casa e della terra è stato più forte e agli inizi degli anni ’90 comincia la sua “seconda vita”: prende in mano la gestione del podere dei suoi genitori, applicando all’agricoltura l’occhio attento dell’imprenditore maturato durante gli anni milanesi. Inizia quindi una selezione di vitigni alla riscoperta di quelli tradizionali della Lunigiana mentre tutto interno a lui “spopolavano” i vitigni internazionali. Sceglie quindi due vitigni autoctoni la Durella, per realizzare il vino bianco e la Pollera per il rosso. «Sono due uve che producono due vini che si adattano benissimo ai piatti tipici della Lunigiana. La Durella con la sua leggerezza ed acidità è un vino ideale per pulire la bocca dai piatti oleosi come i testaroli e le torte d’erbi, mentre la Pollera, vino più strutturato e corposo, si sposa alla perfezione con i formaggi stagionati e l’agnello di Zeri». Benelli ricorda poi anche il suo impegno per formare i giovani agricoltori locali con un corso che ha coinvolto una quindicina di ragazzi «di cui 7 o 8 – sottolinea con orgoglio – hanno intrapreso la loro attività con buoni successi». Ed inoltre sottolinea come sia cofondatore della condotta Lunigiana-Apuana dello Slow Food. —

Riccardo Sordi

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