Gioco
Lo show di Paolo Rossi a teatro: «È un eroe, vi prego portatemelo»
L’attore aveva notato in Passeggiata i manifesti con la sua foto e durante uno spettacolo chiese di lui: «Ditemi chi è? È qui in sala?»
il ricordo
La grandezza di Fausto Mannozzi si misura in due episodi vissuti dal vivo. Primi anni 2000, spettacolo del comico Paolo Rossi al teatro civico della Spezia. L’attore sale sul palco dove recita Molière, e dopo pochi minuti si interrompe, e rivolgendosi al pubblico dice: «Scusate, ma questa ve la devo dire. Ieri sera eravamo al Politeama di Viareggio, oggi essendo una bella giornata con la compagnia abbiamo deciso di passare dal lungomare (pausa…) Mi dite per favore – aggiunse ai curiosissime spettatori – chi è Gerardo? Per caso è in sala? C…. o ma è un eroe, vi prego portatemi Gerardo».
Mannozzi non c’era, ma quella frase Rossi la buttò li per tutto lo spettacolo, e prima di sparire dietro il sipario urlò un «Ciao Spezia, ciao Gerardo», che tanti ricordano nitidamente.
Settembre 1996, una delegazione di paesi arabi sigla un contratto con Intermarine nel cantiere di via Alta e viene ricevuto a palazzo civico. L’interprete chiede del sindaco, e quando appare Renzo Guccinelli con tanto di fascia tricolore, aggiunge: «Ah è lei? Noi tutti pensavamo che fosse quel signore di cui campeggia il viso in tutte le strade della zona. Quello che si chiama Gerardo…. Perché dalle nostre parti, il “capo” di un territorio si identifica così».
Fausto Mannozzi è stato una vera icona, non solo per quel suo volto così popolare. Il suo pasto preferito era pasta in bianco all’olio extra vergine d’oliva: a tavola stava molto volentieri, ma ha sempre mangiato poco. Fausto Mannozzi è stato anche noto per alcune caratteristiche che ne hanno fatto un personaggio originale nella vita privata: «Pensa che la gente è convinto che abbia le stesse calze da giorni, o che siano vecchie – diceva a chi glielo chiedeva – Invece ti racconto un segreto: io me le cambio tutti i giorni, ma sono così larghe e si vedono sotto i pantaloni perché mi danno fastidio gli elastici e io li taglio con una forbice, lo faccio tutte le mattine». A chi gli chiedeva se aveva mai indossato un maglione di lana rispondeva: «Non mi piace l’articolo: d’inverno se proprio fa freddo indosso sotto la giacca due camicie e la canottiera, le donne se ne accorgono sempre».
Ha sempre guardato negli occhi amici e avversari, con rispetto: non ha mai sottovalutato nessuno, e questa è stata la sua forza. A chi negli ultimi anni voleva scattargli una foto, lanciava un’ammonizione: «Devi pubblicare la foto delle mie campagne, quella nella quale c’è scritto Gerardo, e non mi offendo affatto se mi chiamano Gerardo invece di fausto, ne sono orgoglioso la gente mi conosce così. Ora sono invecchiato, questa immagine non mi appartiene», e giù risate. Il suo numero di cellulare: «Ci sono affezionato, dal primo telefono che ho avuto in macchina è sempre rimasto lo stesso. A proposito, è sempre acceso a qualsiasi ora, puoi chiamarmi quando vuoi», diceva agli amici. E così è stato, anche negli ultimi tempi. —
Alessandro Grasso Peroni
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