Gioco
Addio al fondatore di “Gerardo Mobili” è morto 20 giorni fa in una clinica svizzera
Aveva chiesto alla famiglia che la notizia rimanesse segreta: soltanto ieri è stato confermato il decesso
SARZANA. Fausto Mannozzi se n’è andato in silenzio, in punta di piedi a 78 anni. Il certificato di morte dice che il decesso è sopraggiunto lo scorso 15 marzo a Pfaffikon, in Svizzera.
La famiglia, con la figlia Lucia e il genero Renzo, non intende commentare alcuna circostanza. Conferma solo l’avvenuto decesso e che lo stesso imprenditore viareggino aveva chiesto che la notizia rimanesse segreta. E così è stato.
Per oltre due settimane. Nei giorni scorsi però la voce si è fatta insistente, con messaggi che rimbalzavano sui social. «Ma è morto Gerardo Mobili?», chiedevano. Ieri, poi, è arrivata la conferma dell’avvenuto decesso.
Tutto il mondo dell’imprenditoria della Versilia e della provincia della Spezia (in particolare a Sarzana, dove aveva storicamente la sua seconda importante attività) perde un genio rivoluzionario, una mente illuminata, capace di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, e di vedere il futuro.
Una storia meravigliosa, la sua, vissuta nel nome di Gerardo, che era il padre – il nome che lo aveva accompagnato in tutte le sue campagne pubblicitarie – con il quale ancora giovane aveva cominciato a produrre piatti e stoviglie vendendole nel più classico del “porta a porta”. Un lavoro faticoso, che aveva trovato però la sua strada facendo fiorire negli anni l’azienda dei Mannozzi.
Cinquant’anni di storia e due punti vendita punto di riferimento di tantissimi clienti. Uno nella sua Viareggio, dove era nato: uno show room di 600 metri quadrati in via Aurelia sud. Un altro, più grande, a Sarzana: è un negozio di 3mila metri quadrati all’uscita dell’autostrada. Lo aprì, quest’ultimo, negli anni Settanta mettendo sul piatto decine di milioni di vecchie lire.
E aveva visto lontano, perché Gerardo Mobili diventò così un’istituzione nel settore commerciale.
«Signori, io vi garantisco che lo sviluppo commerciale sarà favorevole a tutta la città e la vallata – diceva agli amministratori di Sarzana e della provincia – guardate che non avete idea del lavoro che io stesso porterò da queste parti», e sorrideva, serafico.
Lui sapeva che ci sarebbe riuscito. Del resto non aveva paura di rischiare Mannozzi, lui che non disdegnava i pokerini con gli amici e in gioventù riusciva a tirar tardi e a essere alle 7.30 sul posto di lavoro, tutte le mattine.
I fatti dimostrarono che aveva ragione: dal 1981 a oggi i suoi dipendenti sono stati centinaia, ha assunto i figli e i nipoti dei suoi primi dipendenti, ha creato dal nulla il suo piccolo impero. Tanti giovani alla sua prima “Stalla toscana”, a Viareggio, e poi nelle successive aziende, chiamate sempre in ricordo del padre, “Gerardo Mobili”, l’area commerciale di Sarzana che si chiama tuttora “Area Gerardo”.
Era un imprenditore con «una grande originalità», lo ricordano gli addetti al settore, «che ha fatto la storia del commercio locale». Era diventato un’icona grazie anche al suo volto stampato sui manifesti promozionali dell’attività.
Sempre la stessa foto, per anni e anni, in tutte le strade della costa apuoversiliese, nello spezzino ma anche oltre. La foto che anche Il Tirreno pubblica in questa pagina.
Anche il comico Paolo Rossi se ne accorse, e durante un suo spettacolo a Spezia, chiese di lui: «Ditemi chi è Gerardo, vi prego portatemelo qui». La stessa curiosità che suscitava nei clienti e nei possibili acquirenti, quelli che sfrecciavano sotto i manifesti e si chiedevano, appunto, chi fosse Gerardo.
Negli ultimi anni, la miastenia lo aveva indebolito progressivamente, il vecchio leone che era in lui ha lottato finché ha potuto, poi la decisione di ritirarsi dalla vita pubblica molto prima che la morte sopraggiungesse. Il 12 marzo. —
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