Sicurezza
I periti ambientali al Pignone: «Amianto anche dopo il 1978»
Una sentenza penale del 2012 colloca in quella data la dismissione del materiale. Diverse perizie allungano il periodo fino al 1984. I primi controlli ad inizio anni ’70
MASSA-CARRARA L’amianto, in fabbrica, era un amico. Suona macabro a sentirlo oggi, con i tanti operai che si è portato nelle tomba, ma era così. Lo dicono gli operai, che senza quelle coperture sarebbero stati arrostiti dai preriscaldi a temperature altissime; lo dice l’azienda, il Nuovo Pignone, che in una recente nota ricorda che venne utilizzato “sempre e solo quale strumento di protezione dei lavoratori più esposti al calore”. Amianto amico. L’amico invadente che una volta invitato, poi rimane, prendendo dimora nei polmoni, accompagnando molti dipendenti per tanti anni di lavoro. Alcuni fino al cimitero. Inseparabile.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.30146573:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2019/03/30/news/pignone-l-amianto-in-fabbrica-fu-smantellato-nel-1978-1.30146573]]
Sempre nella stessa nota stampa il Nuovo Pignone specificava che l’amianto in fabbrica fu dismesso «non più tardi del 1978 – come effettivamente sostiene una sentenza penale del 2012 – quindici anni prima del divieto di legge». L’amianto in Italia fu bandito nel 1993, da quel momento in poi non una fibra doveva circolare in ambiti lavorativi. Angelo Spigarolo, ex calandratore in fabbrica in quegli anni, a sentire le date salta sulla sedia. «Non posso credere che si dica una cosa così», afferma convinto. Fu membro della commissione ambiente, nata dal processo evolutivo innescato dalla legge 300 del 1970: lo Statuto dei lavoratori. Fu lì che si scoprì che l’amianto faceva male. E non fu immediato capirlo. «Di dava potere alle province di entrare in fabbrica, per fare indagini anche sulla salute. Ricordo che allora fu allestito un furgone con la macchina a raggi x, attrezzato per la spirometria. Venivano e facevano radiografie agli operai. Quello che scoprirono non gli piacque».
E al di là del dato fissato dalla sentenza del 2012, ci sono numerose consulenze tecniche d’ufficio ambientali redatte dagli ingegneri Gianfranco Marinaro e Orlando Pandolfi richieste dal tribunale di Massa per una serie di cause di lavoro per danni – che raccontano qualcosa di più sull’esposizione d’amianto. E sui periodi in cui questa avvenne. Anche se dal punto di vista tecnico, a distanza di così tanti anni, era difficile calcolare con esattezza l’esposizione di ciascun lavoratore, cosa che i tecnici riconoscono.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.30140073:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2019/03/28/news/la-strage-infiniata-altri-4-ex-operai-pignone-col-mesotelioma-faranno-causa-1.30140073]]
La prima perizia ambientale è di Pandolfi , che analizza, oltre alla situazione generale dello stabilimento, oltre 75 posizioni singole dei lavoratori/ricorrenti, e suddivide il periodo di utilizzo in tre diverse fasi : ‘60/75, 76/81, 81/84. Un lavoro monumentale per descrivere la situazione lavorativa alla Nuovo Pignone. Ma le parti contendenti non sono contente. Marinaro successivamente si occupa di soli due casi.
Analizzando il caso di un saldatore nel 2015, Marinaro si rifà a una precedente perizia di Pandolfi. Impiegato dall’inizio degli anni ’60, la prima perizia ambientale divide i suoi periodi di esposizione a fibre d’amianto in tre: un primo dal 1960 al 1975 con “esposizione certa e di grado elevato”; un secondo dal 1975 al 1981, con “esposizione certa ma di minore entità”; infine un terzo dal 1981 al 1984, con “esposizione occasionale e di minore entità”. Tra le stime della difesa dell’operaio e quella del Pignone le differenze sono notevoli, con quella del lavoratore che ritiene i valori di esposizione bassi, e quella del Pignone ancora più critica, proponendo altro metodo di calcolo. Si cerca un compromesso. Niente da fare.
Nella sua “faticosa” elaborazione sullo stesso caso, Marinaro arriverà ad abbassare i valori di esposizione fissati da Pandolfi. Ma manterrà i tre periodi di tempo: dal 67 al 74 valore pari a 1,67 ff/cc, dal 1975 al 1980 esposizione pari a 0,62 ff/cc, dal 1981 al 1984 pari a 0,21 ff/cc. Interessante la chiosa: “oltre tale periodo non vi è stata esposizione all’amianto”. Di sicuro c’è che siamo oltre il 1978.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.30118447:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2019/03/21/news/nel-cuore-il-fantasma-delle-fibre-d-amianto-e-in-tasca-il-conto-della-cassazione-da-pagare-1.30118447]]
Altro documento interessante è quello redatto dal professor Gino Camici, un’altra consulenza tecnica risalente al 2006. Specialista in igiene e in chimica e tecnologie, a differenza di Marinaro e Pandolfi, Camici in quella fabbrica negli anni settanta e ottanta ci entrò. Proprio per quei controlli di cui racconta Spigarolo. Rifacendosi a uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sul posto di lavoro nel 1974 Camici ricorda come una “delle principali lavorazioni che richiedeva l’utilizzo dell’amianto era il preriscaldo”. Operazione che veniva fatta in molte campate e che secondo Camici “il 60% dell’area era interessata a questa lavorazione”. Partendo dalle dichiarazioni di alcuni testimoni, Camici spiega come sia “indiscutibilmente provato che i teli di amianto fossero usati per la saldatura”. Ma è sul periodo di utilizzo che scrive le cose più interessanti.
Leggendo la sua valutazione infatti si scopre che furono utilizzati “in maniera continuativa dagli anni sessanta fino alla fine del 1974”. Dal 1975 in poi invece si parla di “utilizzo regolamentato”, con l’introduzione della lana di roccia. Fu un fallimento: gli operai la detestavano – “dava un terribile prurito”, racconta Spigarolo – e provocava emissioni di fumo per degradamento. Fu un complesso sistema di serpentine in cui scorreva l’acqua a porre fine all’epoca dell’amianto, grazie alla geniale inventiva del dirigente dell’epoca: Bruno Cagnoni. Fino al 1978? Non secondo la relazione. Fino al 1974 si parla di “esposizione considerevole alle fibre”. Poi, dal 1975, “si è continuato ad utilizzare tale materiale in maniera però più attenta cercando nel contempo di trovare una risoluzione”. E quando colloca Camici la fine dell’impiego allora? “I vari tentativi hanno trovato una loro definitiva svolta nella cessazione dell’utilizzo avvenuta presumibilmente verso la fine del 1981, anche se, in maniera del tutto saltuaria e solo in determinate circostanze, il suo utilizzo è proseguito fino al 1984”. E per provarlo allega alcuni documenti che vengono dal Pignone in quel periodo. Dove l’amianto è citato ed utilizzato come coibente. E no, non siamo nel 1978. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
