Il Tirreno

Erich Lucchetti: è rischio chiusura Il sindaco rilancia: fate troppi ricorsi

Chiara Sillicani
Erich Lucchetti: è rischio chiusura Il sindaco rilancia: fate troppi ricorsi

De Pasquale: gli uffici ingolfati, ma sui Pabe siamo ottimistiLucchetti teme che a giugno, senza piano, le cave si fermino

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CARRARA. Al corteo di lunedì ci sono tutti. Ma proprio tutti: i sindacati (non aderisce soltanto la Cisl), gli industriali, i lavoratori del monte, quelli del piano e pure quelli dell’indotto. C’è la politica e anche l’amministrazione. Tutti insieme e per chiedere che sia messo ordine nella selva normativa che disciplina il marmo. E se ci son tutti viene da chiedere chi rimanga a fare da interlocutore, a chi quelle 2.000 persone che sfilano si appellino davvero.

Certo è che il giorno dopo la dialettica riemerge con chiarezza e se sul fronte del lavoro la dicotomia “noi padroni- voi lavoratori” ancora non si ripropone, ben si delinea quella tra imprese e amministrazione. Tra chi deve definire atti e piani e chi gli indirizzi di quegli atti se non dettarli, almeno vuol condizionarli. Ad Erich Lucchetti, presidente degli industriali, la presenza in quel di San Martino del sindaco Francesco De Pasquale - per tornare dai ruoli alle persone - non è sfuggita. Del resto che a sfilare ci fossero tutti, ma proprio tutti, il presidente lo sa bene perché sa anche che «la colpa è una bella donna, ma nessuno la vuole». E se certo tutte le responsabilità Confindustria non le addossa a piazza 2 Giugno, che qualcuna ce l’abbia ne è convinta:« Di responsabilità - parola di Lucchetti - il comune ne ha. Ha preso atto del parere dell’avvocatura senza interpretarlo». Adesso per chi fa impresa, la priorità è avere entro il 5 giugno (quando scade la proroga concessa da Firenze) i piani di bacino perché - per dirla alla Lucchetti - «senza quel piano non si muove una paglia». Se il piano non c’è, scattano le previsioni del Pit regionale. E il Pit parla chiaro: in assenza di piani di bacino, si può escavare soltanto il 30% di quanto previsto dai piani di lavoro approvati. Ma quella percentuale - parola del presidente degli industriali - «molte aziende l’hanno quasi raggiunta e se a giugno l’approvazione non arriva, beh il rischio è che parecchie imprese si fermino». E impresa ferma - equazione presto fatta - significa lavoratori a rischio. Diretti e dell’indotto.

Se l’interlocutore è il comune, il sindaco De Pasquale non si tira indietro e assicura:«Stiamo ancora cercando una soluzione perché siamo in presenza di una nuova normativa. I piani d’ambito sono uno strumento complesso, che richiede un grande equilibrio tra esigenze delle attività e rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Ci stiamo lavorando con grande impegno e con tutte le forze che abbiamo a disposizione. Conosciamo le preoccupazioni delle aziende che sono state rappresentate ampiamente in tutte le sedi». Le imprese hanno bussato anche alle porte della Regione: quando Firenze ha concesso una proroga per l’approvazione del piano d’ambito, hanno chiesto un incremento, in assenza di piano di bacino, della percentuale di escavabile. Ma La Regione ha risposto picche: «Ci hanno detto - motiva Lucchetti - che serve un passaggio al ministero. La burocrazia non aiuta mai».

Il Comune a far la parte dell’alunno che non svolge i compiti non ci sta tanto più che questa amministrazione ai piani di bacino ha deciso di metter mano: «Il comune - sottolinea De Pasquale - ha cercato di fare il massimo. Anche in relazione al 58bis che ha evitato la caducazione. L’amministrazione ha svolto con impegno il ruolo di conciliazione tra rispetto della legge e gestione di una complessa fase di transizione normativa».

E per l’approvazione dei piani di bacino, nonostante i tempi stretti, il primo cittadino non abbandona l’ottimismo, ma un sassolino - e non troppo piccolo - dalla scarpa se lo toglie: «Noi, compatibilmente ai tempi della burocrazia, cerchiamo di fare nei migliore dei modi. Sui Pabe (piani attuativi di bacino estrattivo) sono impiegate tutte le forze a disposizione. Certo tutti devono fare la propria parte». E il concetto lo esplicita: «Se le imprese continuano a presentare ricorsi, per gli uffici diventa difficile. Se è vero che le aziende possono avere le loro ragioni, è vero anche che gli uffici tecnici sono in difficoltà nonostante una grande competenza e una elevata disponibilità».


 

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