Gioco
Aggredita dal fidanzato e dal padre di lui, la donna: «Ero vittima di tutta la famiglia»
L’ultimo episodio nel 2015 in un campeggio a Partaccia durante le vacanze. A processo i due uomini per lesioni
MASSA. «Sarei dovuta andare via al primo episodio. Neanche ci sarei dovuta arrivare al quarto. E invece...». Così una ragazza di 30 anni a distanza di tempo, con una calma in parte ritrovata, descrive al giudice Valentina Prudente la sua relazione col fidanzato e convivente dal 2012 al 2015. Dal primo schiaffone per un rientro tardivo notturno fino ai cazzotti in testa nella roulotte di famiglia nel campeggio alla Partaccia. Passando per lo Xanax e i troppi «riproviamoci».L’apice, che portò alla rottura definitiva per questa coppia emiliana con la passione per il mare di Massa, arrivò nel camping Dal Pino alla Partaccia.
Interrogata dal pm Marco Rappelli la donna racconta di quel 26 maggio. «Eravamo andati al mare con la roulotte della famiglia, era quel periodo dell’anno dove loro vanno a Massa per aprirla, pulirla e rimetterla a posto. Io ci stavo da qualche giorno, ma c’era della tensione. Una discussione ha fatto scattare tutto: vede, io non sopporto le bestemmi. Il mio fidanzato per provocarmi cominciò a dirne sempre di più al che mi alzai e andai dentro la roulotte. Capì che era il momento di andare via e glielo feci presente con un sms: "domani voglio che mi riaccompagni in Emilia"».Il mattino successivo però la sua richiesta non viene presa in considerazione. Anzi, al ritorno dal bar il padre la interroga- «Dove sei stata»? - con tono inquisitorio. Lei critica la sua educazione del figlio. «A quel punto mi ha dato uno schiaffo, mi ha fatto un graffio vicino all’occhio».
Lei torna in roulotte e prepara le sue cose, decisa ad andare via. Ma trova una sorpresa sgradita. «Il padre mi sbarrava la strada, non mi faceva uscire. Poi mi ha preso per le braccia e mi ha spinto sul letto. Io mi sono rialzata e gli ho sputata in faccia, ho detto che avrei chiamato i carabinieri. A quel punto è intervenuto anche il mio ragazzo». Nella concitazione il telefono cade, ma lei trova il modo gattoni di sgattaiolare. Da dietro però arrivano due colpi. «Era il mio ragazzo, mi ha dato due pugni molto forti in testa, da dietro». E la reazione della madre di lui è ancora più terribile: «Lasciatela stare che questa ci denuncia». Alla fine lei si rivolge ai carabinieri e finisce al pronto soccorso del Noa. Ventuno giorni di prognosi e tanta insistenza della psicologa per entrare in un percorso protetto. Perché il fatto di Massa è solo l’ultimo episodio che la donna racconta.C’è il precedente, tre anni prima. Stanno assieme da poco, lei sta ancora facendo il trasloco. E una sera rincasa più tardi. «Mi accorgo di avere fatto rumore, mi spiace. Entro in camera e gli chiedo scusa».
Lui è meno gentile. «Si è alzato e mi ha dato uno schiaffo violento. Sono andata a terra di schiena e sono svenuta». Qualche giorno dopo va in ospedale, racconta di essere caduta. Ha un trauma cranico.Racconta di un rapporto morboso con i genitori: «già quella volta si misero in mezzo, dicendomi di perdonarlo. E io lo feci. Non stavo solo con lui, li avevo tutti e tre». Proprio per una critica su questo nasce un’altra discussione tra conviventi. «Gli chiesi di guardarmi negli occhi e rispondermi con calma. E lui ha tirato la testa indietro e mi ha dato una testata». Il figlio è a processo per maltrattamenti e insieme al padre anche per le lesioni relative all’episodio del campeggio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
