Il Tirreno

«Norme confuse e rischio chiusura»: Cavatori e padroni sfilano insieme

Chiara Sillicani
«Norme confuse e rischio chiusura»: Cavatori e padroni sfilano insieme

Ma Fillea e Feneal si smarcano: la protesta è la nostra, duemila persone in corteo. Serve un tavolo con tutte le parti

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È uno spaccato, la fotografia di un mondo, tutto carrarese, in cui il gioco delle parti non c’è più. O non si vede. E sullo stesso campo da gioco scendono squadre di solito su fronti contrapposti: gli imprenditori, quelli che la dialettica più tradizionale, chiama “i padroni”, e i lavoratori. La linea di demarcazione tra loro rimane eccome. Nello spazio e nei modi: questione di prossemica. Davanti al corteo di 2000 persone che sfila lungo viale XX Settembre, lunedì mattina ci sono loro, i sindacalisti, i cavatori, le bandiere rosse della Fillea Cgil e quelle azzurre della Feneal Uil che lo sciopero del marmo l’hanno voluto e promosso (la Cisl non aderisce), dietro ci sono quelli che solitamente stanno dall’altra parte della barricata, gli imprenditori. Quelli che -nelle parole di Erich Lucchetti, presidente degli industriali - «per le manifestazioni non ci sono», ma in strada scendono perché «la situazione è di emergenza».

Di emergenza perché quella che disciplina il marmo - lo dicono i sindacalisti, lo ripetono gli imprenditori - è una selva normativa in cui tra leggi regionali, disciplina di dettaglio, piani di ambito di competenza comunale, pareri di avvocatura e pronunce del Tar per orientarsi serve la bussola.

Leonardo Quadrelli (Fillea) e Francesco Fulignani (Feneal) lo sanno bene che sfilare con i “padroni” non è roba da poco per il sindacato e che in ballo c’è l’identità, così ci tengono a ribadire a chiare lettere che la manifestazione è loro e sono stati gli altri - perchè la dicotomia “noi e gli altri” sopravvive eccome - ad aggregarsi: «Ad averla organizzata siamo noi. Se poi Confindustria è salita sul carro - Quadrelli taglia la testa al toro - questo significa che loro si sono piegati ai nostro obbiettivi e alle nostre parole d’ordine». Come a dire: noi non ci siamo mossi di un centimetro, è l’impresa ad esser venuta dove noi. Manifestazione dei sindacati, ma che - in una inedita coincidenza di interessi - gli imprenditori condividono eccome: così, a due passi dalle bandiere, sfilano Franco Barattini (Cave Michelangelo), Manrico Gemignani (Sagevan), Luciano Grassi (Gmc), Paolo Mazzi (Furrer),Claudio Santi, Fabrizio Santucci (Santucci Group).

«La manifestazione è nostra - Fulignani sulla parola “nostra” mette particolare enfasi - ma oggi coincidono gli interessi». Quelli di chi vuole fare impresa, quelli di chi vuole lavorare, al monte o al piano. E pure nell’indotto.

Perché se le cave si fermano, a rischio - nei dati di Marco Battistini, Rsu Campolonghi - ci sono 8.000 posti di lavoro. E l’ipotesi di una chiusura o di una fortissima contrazione del lavoro in cava confindustria la vede reale. Soprattutto se entro giugno il Comune non chiuderà la partita del piano attuativo di bacino. Perché quel piano, di competenza comunale appunto, è la cornice indispensabile per i piani di coltivazione. E se la cornice manca, i singoli piani non possono delinearsi.

«Se manca il piano attuativo, il Pit regionale blocca l’escavazione al 30%. E molte aziende a quel 30% ci sono vicinissime». Tradotto: quanto potevano escavare l’hanno già escavato o quasi. E se si fermano - è l’equazione - a rischio sono i posti di lavoro:«Noi - parola del presiudente degli industriali - siamo pronti ad investire sulle sicurezza e nel pieno rispetto dell’ambiente, ma servono certezze».

Certezze che chi è in piazza chiede si concretizzino ad un tavolo istituzionale. Con tutte le parti in gioco: sindacati, imprese, Comune, Regione perché - rimarcano i promotori - la manifestazione è “per” e non “contro”. E forse è proprio nella certezza che il dito non sia puntato contro nessuno che in piazza scendono tutti. Dal sindaco Francesco De Pasquale che raggiunge il corteo a San Martino, ai parlamentari del Pd Martina Nardi e Umberto Buratti, al consigliere regionale Giacomo Bugliani, all’ex sindaco Angelo Zubbani (Psi) con Roberto Pucci che per le cave produce macchinari.

Nessuno punta il dito contro la politica e la politica la colpa addosso proprio non se la sente. Adesso gli tocca, però, accelerare e convocarlo quel tavolo per fare il punto e provare a dare risposte. Le stesse o diverse per lavoro e impresa.
 

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