Gioco
«Io, profeta anti aborto cacciata a Verona» L’ultrà leghista che imbarazza i family-ultrà
Samanta Nicoli, carrarese, era andata al congresso per denunciare «l’Olocausto della 194». Ma è stata allontanata
S’è piazzata lì, col suo cartello fucsia in una mano e l’immancabile crocifisso nell’altra. Perché Samanta Nicoli c’è sempre quando va «difesa la famiglia tradizionale» o c’è da denunciare «l’Olocausto della 194». Ed è sempre in prima fila pure quando Matteo Salvini si esibisce in un bagno di folla o selfie nel raggio di 50 chilometri da Carrara. Così, da ultrà anti-abortista non s’è ancora spiegata perché è stata cacciata dagli ultrà della famiglia naturale.
Sì perché ciò che per la stragrande maggioranza degli italiani dal ’78 è una conquista di civiltà, per questa bionda di Avenza è un crimine, un eccidio organizzato, roba da nazisti. «Per me moralmente la legge sull’aborto lo è, per questo sono andata a Verona». In missione al Congresso mondiale della famiglia. E «Ho sentito una chiamata», dice. Tradotto: si sente «profeta della parola di Dio». La sua vocazione non è auto-indotta, giura, ma volontà divina. Non è uno scherzo. L’ha scritto sul cartello suddetto: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo. Prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato. Ti ho stabilito profeta delle nazioni. Parola di Dio». E poco sotto la scritta: «Sono voce dei 6.000.000 di bambini uccisi», chiusa dal numero 194 sbarrato da una croce, ha mostrato il foglio di carta con una certa gravitas alle telecamere.
Peccato che dal congresso l’abbiano allontanata. Troppo ultrà perfino per i family-ultrà. «Devono averlo fatto perché intorno c’era gente che urlacchiava, forse hanno pensato fossi una disturbatrice». Invece si sente una specie di evangelista. «Questo è un cimitero. Sono bambini mai nati - la si vede in video di Repubblica.it diventato una specie di cronaca del sottosopra cliccatissma - Non hanno mai potuto parlare, vedere la luce, sorridere. Nessuno li ha voluti, li ho presi io. Ho preso sei milioni di bambini e li ho portati nel mio cuore». Insomma, Samanta, 43 anni, madre di un bambino, sposata in chiesa (sia mai) e impiegata in una ditta di allestimenti navali, una che su Facebook ha per profilo un selfie con Salvini mentre impugna un crocifisso e foto in cui, ammiccante, bacia la Bibbia, pensava di essere una bandiera del movimento pro-vita, un’icona per tutti i pellegrini che vorrebbero curare i gay e mandare all’inferno chi disperde il seme. Si sentiva in piena sintonia con il mood del meeting. Altro che feti di plastica usati come gadget, madonnine e motti fascisti riesumati in difesa della natalità. Al palazzo della Gran Guardia si sentiva a casa. E dunque è rimasta sorpresa, un pizzico delusa quando dallo scalone d’ingresso lo staff l’ha allontanata. «Scusa, puoi metterti un po’ più in là sennò sembra sia una iniziativa del congresso…», si vede un uomo indicarle un punto lontano all’orizzonte. Lei si fa più in là, ma non basta, arriva un’altra “buttafuori”. «E beh, perché forse sti bambini non fanno parte della famiglia…», ribatte afflitta, lei che ad ogni comizio del Capitano è sempre lì, in prima fila, con il crocifisso, il rosario e un cartello sovranista. In effetti, signora, dove ha scovato quel numero, i 6 milioni? «Ma come? Basta andare su internet: 6 milioni di bambini uccisi dalla 194 in 40 anni», risponde al telefono, ripetendo la panzana concettuale che propina da anni il leader del Family-day, Massimo Gandolfini. «Ma voglio sia chiara una cosa». Dica. «Non ho partecipato al congresso per indicazione del partito né per parlare male delle donne che abortiscono, ma per denunciare il terrorismo psicologico con cui oggi i media le inducono ad una scelta drammatica. La crisi, il lavoro che non c’è... Sono lasciate sole».
Per questo, dice, in parrocchia studia teologia, si dedica alla preghiera, dà conforto a chi si confida. Ma guai, non vi azzardate a pensarlo: «Non sono una fanatica. Il mio era un elogio alla vita», e quella frase sul cartello «un passo della Bibbia. Non mi investo mica da sola del ruolo di profeta, l’investitura l’ha data ad ognuno di noi il battesimo. Tutti abbiamo una missione, ma ce ne dimentichiamo». Santo oblio. —
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