Toscana
Mega inchiesta sui falsi incidenti, ora nei guai carrozzieri e assicuratori
Il secondo filone dell’indagine punta a fare luce sui finti risarcimenti per danni riportati dai veicoli coinvolti
massa. La Procura è certa che di falsi incidenti e falsi infortuni in quel di Massa ne siano stati architettati davvero tanti. Nel corso del 2017, fino all’estate del 2018. E su quei sinistri ha puntato la lente di ingrandimento: un lavoro di indagine enorme quello svolto da carabinieri e polizia, coordinati dalla sostituto procuratore Alessandra Conforti. Le prime somme gli inquirenti le tirano nel gennaio scorso: centinaia e centinaia di pagine di intercettazioni, 130 persone iscritte nel registro degli indagati e 17 misure cautelari. Soltanto la punta dell’iceberg - sostengono - di un fenomeno molto più ampio, fenomeno su cui continuano a lavorare tanto da aprire un secondo fascicolo.
Se nel primo la lente è puntata sui referti medici per lesioni “create ad arte” o comunque “gonfiate” rispetto alla reale entità, con lo scopo di ottenere i risarcimenti, nel secondo filone di indagine l’attenzione si sposta dalle persone coinvolte nei falsi incidenti ai mezzi protagonisti di quegli stessi sinistri. Auto, motociclette o scooter. Perché - e questa è l’ipotesi accusatoria - chi architettava la truffa ai danni delle assicurazione puntava anche ai risarcimenti per danni ai veicoli. Danni - sempre secondo gli inquirenti - creati ad arte o di cui, come per le lesioni, veniva incrementata l’entità.
Così se nel primo filone di inchiesta i professionisti finiti nei guai - è importante precisare che siamo ancora in fase di indagine - sono avvocati e medici, in questa seconda tranche di indagine, invece, nel mirino della Procura finiscono assicuratori e carrozzieri.
Se nel primo, gli inquirenti ricostruiscono le modalità con cui, come in un set cinematografico, vengono progettati gli incidenti con tanto di primi attori, comparse e pubblico, il secondo filone punta a capire come vengono simulati o provocati i danni ai mezzi per ottenere un ulteriore risarcimento oltre a quello per danno biologico. Così nelle pagine di questa seconda parte della mega inchiesta ci sarebbero i nomi di titolari di carrozzerie delle provincia e di zone limitrofe e assicuratori che, sempre stando alla ipotesi delineata dall’accusa, avrebbero collaborato, a vario titolo, alla creazione dei finti incidenti. E anche in questo caso il materiale raccolto è tantissimo: il faldone di migliaia di pagine sarebbe già nelle mani della Procura, all’esito di un lungo e dettagliato lavoro svolto in sinergia dagli uomini della squadra mobile, coordinati dal vicequestore Antonio Dulvi Corcione, e dai carabinieri apuani, guidati dal colonnello Tiziano Marchi.
Gli incidenti - è la tesi degli inquirenti - erano creati in modo da non dare “troppo nell’occhio”: il danno biologico, le lesioni, sono superava mai il 15%. E di entità limitata anche i danni riportati dai mezzi. Limitati, quindi, comunque tali da assicurarsi un risarcimento. —
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