La manifestazione
L’Accademia è anche il paradiso dei bibliofili
CARRARA. Si avvicina lna visita speciale riservata ai lettori abbonati alla comunità “Noi Tirreno”: domani, martedì alle 16 l'Accademia di Belle Arti svela i suoi segreti, a fare da guida il direttore Luciano Massari. Sarà anche l’occasione per vedere da vicino l’eccezionale Fondo antico di volumi straordinari, riscoperti - come si spiega in una nota - grazie a un certosino lavoro di riordino; ecco quindi edizioni ed esemplari degni di rilievo sia di ambito storico letterario che artistico da aggiungersi alle importanti opere già note, studiate ed esposte in precedenti mostre, quali l’Encyclopedie di Diderot e d’Alembert nelle edizioni lucchese e livornese (Lucca, 1758-1776 e Livorno 1770-1792), gli Statuta Carrariae (1574) e i Bandi per il Marchesato di Carrara (1643), le Antichità di Ercolano (Napoli, 1757-1792), la Storia figurata del Regno delle due Sicilie (Roma, 1835) e un vastissimo numero di opere grafiche già studiate in maniera puntuale dai professori Marco Ciampolini, Gerardo De Simone e da Giovanna Bombarda. Tra i grandi volumi con illustrazioni a incisione è degna di nota l’edizione del 1811 dell’Eneide tradotta da Clemente Bondi con le acqueforti di Bartolomeo Pinelli, qui alle prese con temi classici che denotano una conoscenza e un’influenza dei pittori nordici a Roma che si confrontavano con l’antico. E sempre Pinelli, quello più noto a un vasto pubblico per le sue scene di genere, è l’autore delle 50 tavole a corredo del rarissimo Il maggio romanesco ovvero il palio conquistato: poema epico-giocoso nel linguaggio del volgo di Roma, opera di Giovanni Camillo Perresio del 1835 che contiene anche un incisione fatta dall’artista diciotto ore prima di morire. E poi rilegature singolari, annotazioni curiose ritrovate dentro ai libri, forme di “personalizzazione” dei volumi: è un vero tesoro quello che si trova racchiuso tra le mura del palazzo del Principe, un autentico paradiso per i bibliofili che potrà così essere maggiormente conosciuto, come ricorda la nota dell’Accademia.
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