La manifestazione
Cgil e Uil: noi chiediamo lavoro sicuro non è uno sciopero contro qualcuno
La Camera del Lavoro: no al ricatto padronale, serve un regolamento degli Agri Marmiferi che preveda l’asta per le gare
CARRARA. Il mondo del marmo si ferma, gli industriali aderiscono allo sciopero indetto da Fillea Cgil e Feneal Uil (ma non dalla Cisl): per una curiosa coincidenza, lo stop degli imprenditori arriva a 20 anni esatti della storica serrata dell’aprile 99, quando imprenditori e associazioni di categoria promossero una clamorosa serrata di due giorni per protestare contro l’aumento delle tasse voluto dalla giunta Segnanini. Ma proprio alla luce dell’adesione degli industriali, Fillea Cgil e Feneal Uil, con una breve nota dei loro segretari Leonardo Quadrelli e Francesco Fulignani, osservano: «Vogliamo ribadire che le motivazioni sono, a scanso di equivoci, esclusivamente quelle delle organizzazioni sindacali esplicitate sul volantino e condivise tra Fillea Cgil e Feneal Uil. Anche lo striscione che aprirà la manifestazione sarà chiaro. Sì alle cave: serve più lavoro per tutti, più sicurezza, regole certe e più sviluppo sostenibile per il territorio. In sintesi - aggiungono – questo sciopero è uno sciopero per e non uno sciopero contro. Quindi gli attacchi a Regione e Comune, in questo momento, a cui chiederemo un tavolo, non ci trovano d’accordo e non colgono lo spirito della manifestazione».
La Cgil: no al ricatto padronale
Anche la Cgil Camera del Lavoro provinciale interviene di nuovo. «Le cave di marmo sono un bene comune non riproducibile e limitato. La Cgil ha approvato con l’ultimo Congresso Nazionale la necessità di promuovere uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale. Nei decenni precedenti in pochi hanno realizzato extraprofitti senza che ciò si sia tradotto in nuovi investimenti in altre attività produttive che incrementassero l’occupazione e la ricchezza della città e di tutta la Provincia di Massa-Carrara». La Cgil ricorda che i termini per l'approvazione dei Piani Attuativi dei Bacini estrattivi è stata prorogata di un anno con scadenza al 5 giugno 2019 e «l’amministrazione comunale dovrà necessariamente procedere speditamente al fine di evitare inutili contenziosi e problemi nella definizione delle modalità di lavorazione. Inoltre - si aggiunge - ancora non è stato presentato il Nuovo Regolamento degli Agri Marmiferi da parte dell’Amministrazione Comunale di Carrara che dal nostro punto di vista dovrebbe prevedere la gara per l’affidamento delle concessioni di cava, avendo come requisito di accesso, oltre alle clausole sociali in tema di garanzia dell’occupazione e sicurezza, l’obbligo a lavorare almeno il 50% dei blocchi escavati, con il conseguente contingentamento e valorizzazione della qualità dell’escavazione, con ulteriore punteggio per l’aggiudicazione a chi si impegna a lavorare in loco percentuali maggiori e alle cave che hanno la certificazione ambientale».
La Cgil sollecia anche la creazione di un marchio «che garantisca la tracciabilità e la qualità delle lavorazioni da effettuare nel rispetto delle regole, dell’ambiente e della sicurezza». E ancora: «A differenza degli imprenditori seri, i padroni hanno interessi molto diversi da quelli dei lavoratori; lo dimostrano i dati relativi agli incidenti sul lavoro, legati ai ritmi di escavazione elevati e al mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza che il datore di lavoro ha l'obbligo di far rispettare, così come la scarsa ricaduta in termini di ricchezza redistribuita sul territorio. Le sospensioni dell’attività estrattiva imposte dall’Amministrazione Comunale sono dovute al mancato rispetto delle norme esistenti e alla continua diatriba tra istituzioni che rischiano di avere ricadute solo ed esclusivamente sui lavoratori costretti a periodi di ferie forzate a fronte di responsabilità non loro. Per uscire e rompere la logica del ricatto occupazionale noi abbiamo proposto l’istituzione di un fondo finanziato dalle imprese che si sono rese responsabili delle violazioni ed eventualmente dal Comune e dalla Regione, laddove i tempi di risposta alle osservazioni avanzate dovessero eccedere il limite previsto senza dare certezze di risposta in tempi congrui».
Obiettivo della Cgil resta «garantire dal bene marmo una redistribuzione dei ricchezza con ricadute più ampie per tutto il territorio e il nostro auspicio è che si riveda la decisione degli industriali del marmo di abbandonare l’esperienza della Fiera Carrara Mormetec, scegliendo la fiera di Verona come punto di riferimento per i loro interessi economici». Insomma, «Adesso è il momento di sottrarsi al ricatto padronale, approvando il nuovo Regolamento degli Agri Marmiferi con assegnazione a gara delle concessioni ad aziende capaci di garantire l’occupazione dei lavoratori, la sicurezza, la lavorazione in filiera corta dell’escavato e una durata che sia ragionevolmente commisurata al recupero degli investimenti», si conclude il documento approvato all’unanimità dal direttivo Cgil di Massa-Carrara.
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