Gioco
Carrara, cinque professioniste di successo si raccontano: così ce l’abbiamo fatta
L’imprenditrice di Bnova, Serena Arrighi: «Mio padre mi raccontava che il principe azzurro non esiste...»
CARRARA. Tutte e cinque accomunate, oltre dal fatto di avere costruito la loro professionalità in ambito scientifico con mestieri tradizionalmente ad appannaggio del mondo maschile, dall’appoggio dei genitori e della famiglia. Da questo elemento e nel vedere le brillanti carriere di queste donne carraresi, si può evincere l’importanza di calibrare una famiglia e quindi una società che si esprima al massimo, in tutte le sue potenzialità, perché possa andare oltre i pregiudizi. Per esempio facendo campagna di sensibilizzazione sull’accostamento del mondo femminile alle materie scientifiche, come ha fatto la scuola Carducci dell’Istituto Comprensorio Carrara Paesi a Monte, con il progetto Web Cafe Women@work, il convegno a Palazzo Binelli, con cui ha invitato a parlare queste 5 professioniste davanti a una platea di ragazzine e ragazzini. «Mio padre mi raccontava che il principe azzurro non esiste» racconta Serena Arrighi.. «Sono stata precaria all’Università: dai 23 anni quando mi sono laureata fino ai 32 quando sono stata assunta e mio padre in quel periodo mi ha supportato psicologicamente rassicurandomi sul suo appoggio economico» racconta anche Simonetta Menchelli e così anche per le altre tre: Coralie Buccianti, Marina Ceccarelli e Nella Pisani.
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Simonetta Menchelli è un’archeologa, docente presso l’ateneo pisano e direttrice degli scavi di Luni dove, dal 2014, guida la scoperta di un antico quartiere romano che un pezzetto alla volta, lei e la sua squadra sta riportando alla luce: «Il 70% degli archeologi è donna-spiega l’archeologa- ma solo il 40% raggiunge ruoli apicali perché gli archeologi tendono a essere endogamici (si sposano tra loro) e la donna di fronte alla precarietà economica tipica della nostra professione preferisce abbandonare e dedicarsi all’insegnamento mentre il marito prosegue la carriera».
Coralie Buccianti invece, dopo il liceo scientifico, la laurea in ingegneria aereospaziale e un anno di dottorato, aveva voglia di vedere realizzati concretamente i suoi progetti e così diventa progettista e poi responsabile di Ricerca e Sviluppo presso l’Oto Melara: «Ti dà soddisfazione andare in officina e dopo le prima reazioni di sorpresa da parte degli operai, riuscire a conquistarsi il loro rispetto e sentirsi chiamare quando li incontri: buongiorno ing!».
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M.C. Marmi Ceccarelli di Ceccarelli Alberto è guidata da Marina Ceccarelli che contro ogni pronostico, visto che cresce con 3 fratelli, assume lei la guida dell’azienda di famiglia: «La mia più grande soddisfazione-dice- è la società sportiva di cui sono Presidente, la Don Bosco di Fossone con i suoi 300 iscritti e la squadra femminile».
Medico donna è bello, sostiene la dottoressa del Pronto Soccorso al Noa Nella Pisani, che snocciola alcuni dati: si iscrivono a medicina sempre più donne ma un terzo delle donne medico si separa o è single e in Italia ci sono soltanto 7 primari donna in Chirurgia, anche se secondo uno studio di Harvard c’è minor rischio di morte a 30 giorni dal ricovero per paziente seguito da medico donna, rispetto ad un analogo paziente seguito da medico uomo.
Serena Arrighi, una laurea in ingegneria ambientale dopo la maturità classica, nel 2009 diventa imprenditrice creando Bnova, una società di data intelligence che conta oggi 40 dipendenti, la sede principale a Massa, una sede a Milano, una a Roma e un premio dal Financial Times che l’ha collocata tra le società europee con maggior tasso di crescita: «Tutti possono imparare la matematica ad alti livelli-assicura Serena Arrighi- e l’abbandono dello studio della matematica con una percentuale più alta tra le donne e le persone di colore, conferma come il pregiudizio e il peso sociale siano molto condizionanti». —
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