Spaccio e violenza dentro al carcere Sgominata una banda di otto persone
Rifornivano di coca e farmaci senza prescrizione i carcerati e chi non pagava era minacciato. Il giro gestito da un detenuto
massa. Un giro di spaccio gestito dentro al carcere, con solidi agganci fuori per procurarsi droga e medicinali, è stato stroncato da carabinieri e polizia penitenziaria nei giorni scorsi. Otto le persone finite nel mirino degli inquirenti, quattro con misure cautelari - due di loro sono in carcere - e altre quattro indagate a piede libero. Si è scoperto che uno dei carcerati vendeva droghe agli altri con la complicità di un incensurato infermiere che, proprio perché al di sopra di ogni sospetto, faceva da corriere tra dentro e fuori per portare la droga. Gli stupefacenti se li procuravano i familiari del carcerato su sua indicazione, seguendo le direttive che arrivavano tramite lettere ben criptate.
Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Massa-Carrara, guidato dal colonnello Tiziano Marchi e coordinate dalla sostituto procuratore Alessandra Conforti, con l’ausilio della polizia giudiziaria dato il “territorio” di competenza.
I reati contestati agli arrestati, nella misura cautelare del gip Giovanni Maddaleni, sono riconducibili a: traffico di sostanze stupefacenti del tipo "cocaina" per ed all'interno della casa di reclusione di Massa; estorsione a carico di detenuti, e loro familiari, che non hanno onorato i debiti contratti per l'acquisto di sostanze stupefacenti all'interno della Casa di reclusione di Massa.
Il procuratore Aldo Giubilaro ha definito «particolarmente odiosi» i reati che si svolgevano dentro le mura carcerate, in un ambito «dove il controllo dello stato è al massimo, non possono essere tollerati comportamenti di questo genere».
I primi segnali agli inquirenti arrivano nell’ottobre dello scorso anno. Bisogna muoversi con cautela, perché proprio per via della situazione del carcere, i soggetti coinvolti si muovevano con la massima cautela. E spesso i passaggi di droga venivano rimandati, proprio in virtù di controlli a sorpresa e perquisizioni che convincevano a soprassedere.
Così il colonnello Marchi descrive la gestione dello spaccio: «Abbiamo individuato un gruppo che fa a capo ai familiari del carcerato che insieme ad un altro gestiva il traffico: i familiari si rivolgevano ad altri per prendere la drog e veniva introdotto con metodi difficili da individuare: un collaboratore esterno che operava all’interno». L’infermiere, incensurato, che poteva eludere i controlli godendo anche della fiducia del personale.
In carcere cocaina e altri farmaci potevano essere venduti a prezzi maggiorati. «Fino a tre, quattro volte il prezzo fuori», spiega Marchi. E la comandante della polizia giudiziaria, il commissario Amalia Cucca, spiega come «nella cassa di reclusione c’è stabilimento industriale e tessitoria, ricevono stipendio, c’era disponibilità di denaro». Non contanti, ma soldi che venivano poi pagati fuori dai familiari.
I due carcerati coinvolti rimangono dentro, ma sono stati spostati. Per la compagna di uno di loro sono scattati gli arresti domiciliari e per l’infermiere invece c’è la misura di divieto di dimora in provincia e obbligo di firma. —
Libero Red Dolce
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