Sicurezza
Sede del Psi e poi dei Fasci Cooperativa e poi scuola: un edificio intriso di storia
MASSA. La Casa Socialista di Forno fu inaugurata il 1° maggio 1912. Alla festa del taglio del nastro, narra la storia, vermouth, savoiardi e rose rosse. Fu voluta e realizzata dalla Lega Cavatori e Lizzatori di Forno, collegata alla Camera del Lavoro di Massa e al Psi, che si stava imponendo a livello politico nazionale e locale, tanto che il Comune di Massa fu in quel periodo guidato dai socialisti. «Nacque in contrapposizione alle attività sorte attorno alla Filanda, come il dopolavoro, che si qualificavano come iniziative borghesi», dice Maria Angela Fruzzetti, autrice di un libro sulla Casa Socialista. «Alla costruzione dell’edificio – racconta ancora – partecipò tutta la popolazione di Forno. Chi non poteva lavorarci, metteva dei soldi, ognuno dava il suo contributo».
Era una forma di welfare di una volta, la Casa Socialista, un progetto di intervento nel sociale improntato agli ideali del socialismo. Nella casa trovarono sede la sezione del Psi, il club sociale, la biblioteca popolare, la Pubblica Assistenza. Vi si tenevano corsi di alfabetizzazione, veglioni e balli, iniziative politiche e sindacali. C’era anche la sede della Cooperativa sociale di consumo, con spaccio e servizi per gli associati, che divenne nel tempo anche Coop di produzione e lavoro, arrivando ad assumere contratti di lavoro pubblici. Nel 1924, soprattutto per cause politiche dovute allo scontro con il fascismo, la Cooperativa fallì e i suoi beni andarono all’asta, compresa la Casa che fu acquistata dall’amministrazione comunale. Così la Casa Socialista si trasformò, nel Ventennio, in Casa del tricolore: ospitava la sezione del fascio ma anche le scuole elementari. Nel dopoguerra tornarono gli eredi della cooperativa, che si riconoscevano nei partiti della sinistra storica Psi e Pci, che vi portarono le loro sezioni e circoli fino alla fine del Novecento. Agli inizi degli anni 2000 il Comune regolarizzò lo stato di fatto con contratti di locazione con i circoli ricreativi esistenti. Come segno dell’antica tradizione, la sala della Lega di Resistenza al primo piano e ristrutturata nel 1990 è da allora riservataa un uso pubblico aperto a tutti, per riunioni, iniziative, manifestazioni.
Più di recente, l’amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Volpi), aveva tentato un progetto di recupero promosso anche un azione di raccolta fondi attraverso Art Bonus. —
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