Il Tirreno

ambiente e escavazione 

Fossa Combratta, cala il sipario ora è ufficiale il “no” del Parco

Alessandra Vivoli
Fossa Combratta, cala il sipario ora è ufficiale il “no” del Parco

Formalizzata la bocciatura  al progetto di messa in sicurezza della cava per incompatibilità ambientale

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CARRARA. Si chiude la vicenda su Cava Fossa Combratta. Il Parco delle Apuane, dopo essersi espresso nella Conferenza dei Servizi del 22 gennaio scorso, ha formalizzato il proprio diniego all’istanza di rilascio della pronuncia di compatibilità ambientale per il piano di messa in sicurezza della cava n 131 che si trova in area contigua di cava tra Massa e Carrara, nella zona della Brugiana. . Con la determinazione n.7 del 15 Marzo 2019 l’Ente ha concluso il lungo iter cominciato nel giugno del 2018 quando la ditta Tonarelli aveva presentato il progetto di messa in sicurezza della cava. Dopo tre conferenza dei servizi, la rimodulazione del progetto originario, la richiesta da parte del Parco alla ditta di un nuovo avviso. Poi la decisione del Parco di svolgere un pubblico contradditorio e altre due Conferenze dei servizi sul progetto rimodulato, si è arrivati alla conclusione del procedimento.

Con la determina il Parco ha ufficializzato la posizione espressa nei mesi scorsi e ha espresso il proprio diniego in merito alle autorizzazioni di propria competenza. Tre no su: pronuncia di compatibilità ambientale, nulla osta e autorizzazione idrogeologica

Le motivazioni espresse sono le stesse che il Parco rese pubbliche durante l’ultima Conferenza dei Servizi del 23 gennaio scorso e che evidenziavano che “il progetto rimodulato presentato dalla ditta prevede l’escavazione di 26.600 mc di materiale in tre fasi per una durata complessiva di tre anni con l’avvicinamento alle masse instabili senza intervenire sulle stesse. Tale progetto –secondo l’ente – non specifica cosa realmente venga messo in sicurezza e non è supportato da una relazione di stabilità che giustifichi tali interventi. Il progetto – sostiene il Parco - così come presentato si configura come un vero e proprio progetto di coltivazione. Non è sufficiente citare una generica messa in sicurezza per giustificare gli impatti che produce il progetto e che non si discostano molto da quello originario in quanto viene comunque realizzata una nuova strada di arroccamento della larghezza di 6 metri e della lunghezza di circa 200 metri in un area boscata. Inoltre, il passaggio di mezzi pesanti, peraltro su una strada attualmente non idonea a sopportare tali transiti, resta comunque elevato da 6 a 8 passaggi giornalieri, non diminuendo sostanzialmente quelli previsti nell’intervento originario».

Sono queste le motivazioni ribadite secondo cui il Parco aveva già a gennaio ritenuto l’intervento proposto non ammissibile, anche perché, in assenza di un Piano Attuativo di Bacino Estrattivo, prevede l’escavazione di volumi che eccedono considerevolmente il 30% (e il 30% era stato già autorizzato con la pronuncia di compatibilità ambientale n. 6 del 06.04.2016).


 

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