Il Tirreno

l’allarme del sindacato 

«Troppe polveri», agitazione all’Omya

«Troppe polveri», agitazione all’Omya

E c’è anche il caso di un lavoratore malato a rischio licenziamento: colleghi pronti a offrire le loro ferie per aiutarlo a curarsi

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CARRARA. «I lavoratori di Omya hanno proclamato lo stato di agitazione con il blocco degli straordinari e l’indisponibilità a prestare qualsiasi attività lavorativa oltre i normali orari di lavoro da inizio settimana». Lo scrivono in una nota unitaria Filctem-Femca- Uil Tec provinciali e le rsu aziendali.

« Questa decisione, che rischia di essere solamente l’inizio di una vertenza ben più ampia, si è resa necessaria a causa della totale indisponibilità ad ogni forma di dialogo da parte aziendale - continua la nota - Come organizzazioni sindacali abbiamo a più riprese chiesto un confronto proficuo con l'azienda ma dalla direzione riscontriamo un atteggiamento di totale chiusura nei confronti di qualsiasi richiesta, atteggiamento che oltre a produrre tensioni è di per sé dannoso e controproducente. Esempio lampante è stata la questione "cambio turno" della sala controllo, dove l'azienda si è trovata costretta ad assecondare le richieste sindacali in merito ai riposi supplementari solo dopo l’intervento dei nostri legali ottenendo così il risultato di doverci riconoscere oltre alle nostre richieste anche un indennizzo di carattere economico».

«Ci domandiamo poi dove ritroviamo i valori del gruppo su cui fonda la propria mission a livello globale quando nega qualsiasi forma di confronto e ricerca di soluzioni nei confronti di un dipendente che a 8 mesi dal raggiungimento dei requisiti pensionistici si vede prospettare un imminente licenziamento a causa di un problema di salute - prosegue la nota - Il dipendente in questione, attualmente ancora inabile alla mansione per un problema di salute grave ma comunque non pregiudizievole per il rientro al lavoro, rischia come dichiarato dalla direzione di essere licenziato al termine del periodo di comporto nonostante i lavoratori si siano dichiarati disponibili a cedere parte delle loro ferie per permettere al collega di fruire di un periodo aggiuntivo così da potersi curare senza avere decurtazioni di stipendio».

«Anche in questo caso l'atteggiamento dell'azienda nei confronti delle Rsu è stato di totale chiusura e nulla ad oggi è stato prospettato al lavoratore nonostante la nostra disponibilità al dialogo- scrive il sindacato - Nel reparto insacco stiamo ancora aspettando che si proceda a sostituire il lavoratore andato in pensione, così come elevato è il carico di lavoro del personale addetto al carico camion con ritmi che spesso rischiano di mettere a repentaglio la correttezza delle pratiche lavorative. Abbiamo più volte segnalato problemi di carattere procedurale nell'ambito della safety e sicurity con situazioni di rischio per i lavoratori diretti e per le ditte esterne che si trovano ad operare in reparti sporchi e polverosi. Ci domandiamo se questa è la politica che vuole portare avanti il gruppo sul territorio, e nel caso intensificheremo le forme di lotta sindacale». —

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