Il Tirreno

i ricordi 

«Un industriale illuminato» «Sapeva innovare e investire»

Luca Basile

Il consulente Giulio Andreani sottolinea il suo ruolo nella operazione Imeg «che portò benefici tuttora vivi nel mondo del lapideo apuano»

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PIETRASANTA. Una scomparsa, quella di Luigi Piacentini, che ha scosso non solo l’ambiente imprenditoriale, ma anche quello politico. «È stato un imprenditore-manager illuminato. Lo conoscevo bene per motivi lavorativi. L’azienda della mia famiglia – è il pensiero del sindaco di Pietrasanta Alberto Giovannetti – lavora con la Savema dagli anni ’80. Ha avuto il merito di sapere guardare oltre le apparenze del mercato internazionale e di dirottare gli sforzi dell’azienda che aveva creato, gli investimenti e la tecnologia, nella direzione che l’ha portato ad essere oggi leader in un segmento molto difficile e competitivo come quello della lavorazione del marmo vincendo commesse di grandissimo prestigio in tutto il mondo. Luigi è stato un pioniere in questo senso. A nome dell’amministrazione comunale le più sincere condoglianze».

Ma Piacentini ha lasciato un segno importante anche nel tessuto economico di Carrara e di Massa. Come mette in evidenza Giulio Andreani, consulente fiscale e commercialista che ben conosce il mondo del marmo: «Ho avuto modo di conoscere bene Luigi Piacentini – ricorda Andreani – esattamente vent’anni fa, quando un gruppo di imprenditori decise di rilevare le cave di marmo che facevano capo alla Imeg, da poco dichiarata fallita, creando una joint venture con le tre cooperative tra cavatori di Carrara che già lavoravano quelle cave. L’operazione era complessissima e presentava ostacoli di varia natura, ma riuscì perfettamente, generando benefici, tuttora vivi, sia a chi vi aveva preso parte sia, indirettamente, a tutto il settore del marmo. Il merito fu di molti, ma certamente un ruolo fondamentale fu quello ricoperto da Luigi Piacentini: è stato un vero imprenditore, che ha saputo inventare, innovare, investire, rischiare e creare, originando benefici, oltre che per sé, per tutta la collettività. L’ultima volta che l’ho incontrato mi ha salutato dicendomi, generosamente, che insieme avevamo fatto “qualcosa di buono”. È una frase che pronuncia solo chi intende il mestiere di imprenditore in senso etico e sa che il suo ruolo è essenziale in qualsiasi contesto sociale, quale indispensabile fonte di progresso e benessere generale, prima ancora che uno strumento per esercitare una mera attività lavorativa». —

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